Mountainhead, recensione: uno sguardo irriverente sulle geniali menti che manovrano i fili

Mountainhead è una commedia nera del 2025 scritta e diretta da Jesse Armstrong, al suo debutto dietro la camera da presa dopo i tanti successi ottenuti come sceneggiatore per il piccolo schermo e, in particolare dopo l’exploit di Succession.

Il film per la tv prodotto da HBO ruota intorno all’incontro tra quattro magnati dell’hi-tech che si ritrovano per festeggiare la costruzione della nuova residenza di uno di loro mentre nel mondo si sta vivendo un periodo di improvvisa crisi a causa degli effetti sulla collettività di una nuova intelligenza artificiale generativa.

Dopo aver condiviso la nostra recensione di Rollerball, capolavoro della fantascienza che trova la sua ragione d’essere in una satira tanto spietata quanto sottile, andiamo dunque ad parlare di Mountainhead per tuffarci nella sua comicità dai tratti grotteschi e che mira a demitizzare l’immagine dei grandi dominatori del capitalismo contemporaneo, mettendone in risalto il cinismo, l’ingenuità e l’arroganza.

Mountainhead
Jesse Armstrong
Commedia nera
Hbo
Recensione

La trama di Mountainhead

Mentre tutto il globo è sconvolto dall’implementazione sul social network Traam di una nuova intelligenza artificiale capace di creare immagini e video fotorealistici che rendono impossibile capire cosa sia vero e cosa falso, quattro imprenditori tecnologici, tra cui il fondatore e proprietario di Traam, si incontrano nella nuova casa di uno di loro.

L’occasione per permettere al gruppo di vecchi amici di rincontrarsi cela interessi diversi che vanno al di là del piacere relativo a una rimpatriata e che rischiano di far montare la tensione in una situazione che, in maniera diversa, rappresenta un punto di svolta per ognuno di loro.

In un crescendo di assurdità portate avanti con una sicurezza che trasuda incoscienza e impunità, il raduno cambierà volto trasformandosi più volte e mettendo in risalto sfumature sempre più tetre e paradossali del modo di vivere e di pensare dei quattro protagonisti.

Mountainhead
Jesse Armstrong
Commedia nera
Hbo
Recensione

Sono come me, ma si sentono meglio…

Cosa succederebbe se il destino della società civile fosse nelle mani di un piccolo gruppo di super ricchi presuntuosi, potenti fino all’inverosimile e che si muovono spinti dalla propria megalomania e senza porre freno a comportamenti antisociali che potrebbero rientrare nello spettro della psicopatia?

Jesse Armstrong si propone con Mountainhead di raccontare, con precisione chirurgica, tutte le contraddizioni del sistema in cui, in effetti, ci ritroviamo a essere sempre più immersi andando a raccontare i suoi personaggi al di fuori della sfera pubblica e in un contesto in cui, in un modo o nell’altro, si sentano liberi di esprimersi e di agire in piena trasparenza.

Il ritratto che ne tira fuori è, a un tempo, esilarante e terrificante: considerati dal mondo intero come delle geniali rockstar e circondati soltanto di Yes Man, i quattro ricchissimi amici sono studiati in tutte le espressioni della loro megalomania e in tutte le debolezze che li rendono, in fondo, umani e tutt’altro che speciali.

Tra ragionamenti riferiti al transumanesimo e alla singolarità tecnologica e ambizioni da governanti in grado di decidere le sorti dell’umanità da una posizione intoccabile, Randall, Venis, Jeffrey e Hugo sono ritratti come privilegiati che hanno perso ogni contatto con la realtà, che si lasciano andare a progetti ingenui e irrealizzabili e che cercano di giustificare le proprie responsabilità come bambini viziati che si fanno forti di una presunta superiorità intellettuale che viene loro tristemente riconosciuta a livello globale.

L’analisi delle personalità contorte e involontariamente comiche dei protagonisti si interseca con una lucida riflessione su quello che è il mondo in cui ci ritroviamo a vivere e che ci porta a camminare in bilico sul baratro che si affaccia su una tecnocrazia dai tratti oscuri e  fortemente antidemocratici.

Il risultato è un film divertente e caustico che alternando gli aspetti paurosi e comici della vicenda mira a mettere a nudo il re e i meccanismi perversi che muovono un’alta società capitalistica solo all’apparenza impeccabile e irraggiungibile e che, come già dimostrato anche nella nostra realtà, si regge su equilibri instabili e sconclusionati e sulla deificazione della ricchezza e di conseguenza degli uomini che siano riusciti a raggiungerla.

Mountainhead
Jesse Armstrong
Commedia nera
Hbo
Recensione

Una sitcom estesa a lungometraggio

La struttura stilistica di Mountainhead lo fa somigliare a un lungo episodio autoconclusivo di una sitcom irriverente e brillante, in linea con le produzioni del filmmaker britannico da sempre pienamente a suo agio con il formato.

I movimenti di camera e la risoluzione della trama in tanti piccoli sketch in cui le punchline sono sostituite dalle considerazioni assurde e spesso prive di una logica razionale dei quattro protagonisti si muovono in questa direzione senza il timore di risultare stucchevoli o poco adatte alla durata del girato.

Buono il lavoro fatto dal cast, chiamato a spendersi nelle caricature poliedriche di personalità che al fianco di ricchezze spropositate e di un potere senza pari sono caratterizzati dal cinismo, dall’indifferenza e dall’instabilità emotiva tipici della prima adolescenza.

Mountainhead
Jesse Armstrong
Commedia nera
Hbo
Recensione

Una divertente ma cupa radiografia dei nostri tempi?

Mountainhead, pur nella sua semplicità e pur dovendo fare i conti con un finale forse un po’ fiacco per quanto assolutamente coerente con tutto il resto della narrazione, è un prodotto godibile che si schiera e fa riflettere senza volersi mai prendere troppo sul serio.

I 109 minuti di girato mettono in evidenza tutte le ambiguità e le assurdità che fanno riferimento a quello che è a tutti gli effetti il nuovo ordine mondiale che da ormai un paio di decenni sta sostituendo il vecchio status quo dei governi nazionali che hanno caratterizzato la seconda metà del ventesimo secolo.

In conclusione quello di Jesse Armstrong è un piccolo esperimento che mischia gli stilemi televisivi a un’idea narrativa più simile a quella cinematografica utilizzando lo strumento della risata per esorcizzare paure che giorno dopo giorno diventano sempre più attuali e concrete.

Voto: 7/10

Rispondi

Torna in alto