In occasione dell’uscita su Netflix di Steve, in cui compare nel ruolo di protagonista, Cillian Murphy ha rilasciato un’intervista a Screen Rant in cui ha parlato delle sue personali connessioni con il personaggio dell’opera tratta dal romanzo Shy, di Max Porter e del messaggio che il lungometraggio ha cercato di trasmettere.
Ambientato negli anni ’90, il film racconta una giornata della vita degli insegnanti e degli alunni di una scuola per ragazzi problematici nell’Inghilterra di fine secolo mettendo un focus particolare sulle difficoltà di entrare in connessione con adolescenti che si sentono abbandonati dalla società e che devono combattere prima di tutto con i propri demoni interiori.
Dopo aver proposto il nostro racconto della storia vera che ha ispirato Fredoom Writers, vi lasciamo quindi alle parole dell’attore irlandese e alle sue riflessioni sul ruolo di mentore e sulla necessità di fare di tutto per recuperare chi, per un motivo o per l’altro, rischi di essere considerato soltanto come un rifiuto da tenere lontano.

Il ritratto dell’insegnante secondo Steve e secondo Cillian Murphy
Nel corso della chiacchierata con il magazine, l’interprete ha cominciato parlando del ruolo dell’insegnante e di quanto sia ancora terribilmente sottovalutato:
Entrambi i miei genitori sono insegnanti in pensione e credo che ci sia qualcosa di speciale in questo lavoro, perché è molto impegnativo dal punto di vista emotivo. Devi dare così tanto di te stesso.
Gli insegnanti sono così sottovalutati e sottopagati. Ci deve essere qualcosa che li spinge ad alzarsi ogni mattina e a farlo ogni giorno… e deve essere riferito al fatto che anche tu impari da questi ragazzi.
Quando riesci a entrare in sintonia con un ragazzo e ad aiutarlo davvero a diventare se stesso o a vedere il meglio di sé, la cosa ti spinge ad andare avanti

Quindi, entrando più nello specifico nella figura del protagonista del film, ha continuato:
Vuoi far sentire loro che li stai sostenendo, soprattutto in una scuola come quella, che non è una scuola tradizionale. Questi ragazzi hanno molte difficoltà, sono esclusi dalla scuola normale e immagino che la società li consideri un problema, una statistica.
Se lasci che la situazione peggiori, può trasformarsi in qualcos’altro. Penso che la filosofia di quella scuola consista nel far loro capire che sono preziosi, che valgono qualcosa e che sono bravi abbastanza
A proposito di cinema di formazione, vi lasciamo alla nostra recensione di L’Attimo Fuggente e a una nostra lista di film adolescenziali che anche gli adulti dovrebbero riscoprire.

Fonte: Screen Rant
