A Murder at the End of the World, recensione: una doppia indagine per una giovane detective

Un ritiro organizzato da un magnate dell’industria tecnologica che si apre con la tragica morte di uno degli invitati e con la possibilità che tra gli sconosciuti che condividono l’esperienza possa esserci un assassino mosso da sinistre intenzioni.

Questo il punto di partenza di A Murder at the End of the World, miniserie thriller con venature fantascientifiche del 2023, scritta e diretta da Brit Marling e Zal Batmanglij e distribuita in Italia su Disney+

Caratterizzato da un racconto che si dipana su due diverse linee temporali, lo show in 7 episodi presenta un giallo dallo stile classico che punta tantissimo sull’ambiguità della situazione narrata e di alcuni personaggi per creare un’atmosfera in cui la tensione diviene padrona dal primo all’ultimo minuto.

Dopo aver condiviso la nostra recensione di Mountainhead, lungometraggio dai toni differenti ma dalle premesse simili, andiamo dunque a esporre il nostro pensiero su A Murder at the End of The World.

A Murder at the End of the World
A Murder at the End of the World recensione
Thriller
Giallo
Darby

La trama di A Murder at the End of the World

Darby è una giovane informatica che dopo una lettura pubblica del suo romanzo true crime riceve un invito a partecipare a un esclusivo summit di una settimana voluto da uno degli uomini più influenti dell’industria hi-tech.

Oltre alla sorpresa di ritrovarsi circondata da personalità di alto livello del mondo della tecnologia e dell’attivismo, la ragazza deve fare fronte, durante questa esperienza, a una presenza inattesa e quindi all’improvvisa e sospetta morte di uno dei presenti.

Isolati dal resto del mondo, gli ospiti dell’incontro si troveranno a dover dubitare di tutti quelli che avranno accanto mentre il clima diverrà sempre più ostile e pesante e inconfessabili segreti finiranno per essere svelati.

A Murder at the End of the World
A Murder at the End of the World recensione
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Un mistero già risolto e uno da risolvere, in un mix intrigante e ben strutturato

Una delle peculiarità più interessanti di A Murder at the End of the World è rappresentata dal fatto di essere strutturata per portare sullo schermo le due grandi indagini in cui, in un modo o nell’altro, si è ritrovata coinvolta Darby.

Per quanto assolutamente separati l’uno dall’altro, i racconti dei due casi ci permettono di comprendere strada facendo il modo di pensare e di agire della protagonista e di scoperchiare i temi portanti della serie, esplorati in modo convincente da uno script che evita di banalizzare le questioni aiutandosi con i personaggi per proporre differenti e contrastanti punti di vista.

La narrazione, in effetti, risulta avvincente sia per quanto riguardi l’arco narrativo del passato del ragazza, a prescindere dal fatto che venga svelato da subito chi sia l’assassino e che si concentri principalmente sul rapporto tra la giovane e il suo compagno di viaggio dell’epoca, sia quando porta lo spettatore al tempo presente e alla minaccia degli omicidi che avvengono nell’hotel che ospita il meeting.

A questo proposito, il mistero da risolvere è ben sviluppato e ricco di piccoli indizi che anticipano in maniera sottile la soluzione e di altrettanti elementi fuorvianti ben piazzati per confondere e aggrovigliare la matassa.

Maggiore attenzione sarebbe stata da riservare ai personaggi secondari, poco approfonditi e in alcuni casi quasi inutili ai fini della storia e dell’intrigo e a un finale che, seppur solido e ben spiegato, appare un po’ frettoloso.

A Murder at the End of the World
A Murder at the End of the World recensione
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Un thriller dal ritmo gestito egregiamente

Dal punto di vista tecnico e visivo, A Murder at the End of The World può contare su un lavoro di regia uniforme che si affida a sequenze in cui la camera si muove poco o per niente, assecondando il lavoro fatto dagli interpreti e lasciando che i giochi di luce e i bellissimi scenari dell’Islanda (nazione in cui è ambientata parte della storia) facciano il resto.

Estremamente curate anche le scenografie degli interni del lussuoso albergo che diviene prigione e che fa la parte del protagonista con la sua tecnologia, con il suo scopo e con i suoi luoghi nascosti.

Perfetto, infine, il ritmo di una narrazione che giocando con i due piani temporali inganna lasciando supporre e non ha bisogno di azione e di troppo movimento per tenere lo spettatore incollato allo schermo.

A Murder at the End of the World
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A Murder at the End of the World e la tendenza dei gialli vecchio stampo

In conclusione, la serie distribuita dal colosso dell’intrattenimento entra di diritto tra le produzioni più riuscite tra quelle appartenenti al filone dei nuovi gialli con al centro della trama un geniale detective inserendo nel contesto soluzioni più o meno nuove e una grande attenzione ad argomenti sensibili della nostra contemporaneità.

Al pari di quanto successo con il Benoit Blanc di Knives Out, non ci stupiremmo, in questo senso, di poter vedere presto una nuova avventura di Darby Hart, magari anche in un formato diverso da quello proposto per questo doppio viaggio con la giovane hacker.

Voto: 7.5/10

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