Fuoco d’Inverno è l’ottavo e ultimo episodio della prima stagione di IT: Welcome to Derry, serie televisiva prequel di quello che è considerato uno dei migliori romanzi usciti dalla penna del Re dell’Horror, Stephen King.
Il finale di stagione conclude l’arco narrativo relativo al 1962 preparando quelli che saranno i capitoli successivi e azzardando addirittura una riscrittura del personaggio di IT intorno a cui costruire una storia più approfondita di quella fornita dal suo autore originale.
Dopo aver proposto la nostra recensione del settimo episodio di IT: Welcome to Derry, andiamo dunque a condividere la nostra opinione anche sulla puntata numero otto anticipando di essere rimasti più impressionati dall’aspetto tecnico da quello narrativo, condizionato da un paio di forzature di cui parleremo nella sezione finale con spoiler.

La trama di Fuoco d’Inverno, ultimo episodio della prima stagione di IT: Welcome to Derry
IT, libero dalla sua prigione, si sveglia dal torpore in cui era caduto per colpire un’ultima volta la cittadina di Derry prima di lasciarla definitivamente e scatenare il panico in America, privo di qualsiasi tipo di freno o costrizione.
Prima di lasciare la comunità, però, l’essere ultraterreno compie l’errore di contattare Leroy per terrorizzarlo avvisandolo di avere rapito Will, finendo per scatenare la furia disperata del genitore che si rivolge a Dick Hallorann per riuscire a trovare il mostro prima che sia troppo tardi.
Nel frattempo, anche Lilly, Marge e Ronnie vengono schernite da Pennywise e indotte ad andare verso la scuola dove il clown pagliaccio ha messo su uno spettacolo improvvisato prima di rapire tutti i ragazzi mostrando loro la sua vera forma e rendendoli catatonici.
La ricerca di Will porterà il gruppo di Leroy e quello delle ragazze a mettersi sulla strada di IT nel disperato tentativo di fermare la sua fuga e di salvare la vita dei giovani rapiti e di quella parte di umanità che ancora non conosce il terrore collegato alla creatura.

Un finale con qualche forzatura che punta sull’emotività e che azzarda nella ridefinizione di IT
Fuoco d’Inverno punta a chiudere con il botto la prima stagione di IT: Welcome to Derry mettendo in scena la battaglia finale tra l’essere che ha preso le sembianze di Pennywise e i ragazzini supportati da quella parte di adulti ancora decisi a non far vincere l’indifferenza lasciando proliferare il male.
Per farlo e per costruire le basi per le prossime stagioni dello show, i creatori hanno deciso di rischiare lavorando in maniera personale sul personaggio di IT e su nuove caratteristiche che trasformano, o almeno modificano, la scrittura del mostro di Stephen King.
Purtroppo, per far funzionare in maniera efficace lo scontro risolutivo, la sceneggiatura finisce per inciampare in un paio di forzature e incongruenze che rovinano il buon lavoro di script mantenuto durante tutta la stagione.
Molto azzeccata, invece, la scelta di spingere tantissimo sull’aspetto emotivo legato ai rapporti tra i protagonisti e ai legami che, di fatto, hanno permesso ai ragazzini di sopravvivere e mettere in crisi IT.

Uno spettacolo visivo impressionante
Dal punto di vista tecnico e visivo, l’ottavo episodio di IT: Welcome to Derry mantiene l’ottimo livello raggiunto in quello precedente, che, come già specificato, aveva alzato l’asticella di questa prima stagione.
Molto suggestive la scena iniziale, ambientata nella scuola e la scelta di utilizzare la nebbia come espediente per creare ancora più atmosfera intorno alla fase finale delle vicende che vedono coinvolti IT e Derry nel 1962.
A differenza di quanto successo nelle prime puntate, nonostante un uso massiccio di effetti speciali, l’effetto sullo schermo riesce a essere assolutamente positivo e terrificante, aiutando lo spettatore a rimanere all’interno della narrazione.

Considerazioni finali
La prima stagione di IT: Welcome to Derry è un buon prodotto che punta a rilanciare la figura di Pennywise espandendo il personaggio e l’universo narrativo senza sconvolgere eccessivamente l’idea originale dello scrittore del Maine.
Il ritmo della serie e i temi trattati, in questo senso, si rifanno tantissimo al tipo di narrazione di King, da sempre molto attento a fondare le proprie storie su un background che si esplicita lento e inesorabile intorno all’immagine di mostri che rappresentano il riflesso di storture tutte umane della società.
Peccato per le piccole (ma necessarie) forzature dell’ultimo episodio, che comunque, per quanto fastidiose, non compromettono l’esperienza e la solidità di un racconto difficile da tenere su per otto episodi.
In attesa di poter vedere il nuovo capitolo, ambientato 27 anni prima rispetto al primo, non possiamo che promuovere il lavoro distribuito da Sky che ha avuto il grandissimo merito di mostrare al grande pubblico televisivo quanto sia ampio e interconnesso l’universo letterario dello Zio Steve.
Voto ottavo episodio: 7/10
Voto serie: 6.5/10
Sezione spoiler
Quando parliamo di due forzature nella messa in scena dell’ultimo episodio ci riferiamo al fatto che improvvisamente la daga utilizzata dai ragazzi per tenere a bada IT e quindi per imprigionarlo, abbia cominciato ad avere un proprio volere riferito al luogo di caduta della pietra spaziale e alla strana scelta di Pennywise di non uscire in fretta e furia dalla propria prigione una volta che la colonna fosse stata fusa dai militari e, anzi, di attirare a sé i suoi nemici.
Al contrario della seconda, che si sarebbe potuta evitare con un po’ di impegno e attenzione in più, la prima incongruenza serve quantomeno a rendere più emozionante e incerta la battaglia finale e ad amplificare il messaggio della necessità per i ragazzini di lavorare in squadra e di fidarsi l’uno dell’altro per affrontare il mostro.
