Intervista a Paolo Prevosto: FantascienzaItalia, la Synthwawe e la sua straordinaria collezione di cimeli del cinema

Le narrazioni fantascientifiche hanno la forza di costruire universi immaginari tanto affascinanti da coinvolgere gli appassionati in forme diverse grazie alle peculiarità del genere e alla sua natura immersiva fatta di suggestioni visive, musicali e narrative che esplorano la contemporaneità e i progressi della scienza per costruire una visione del futuro più o meno plausibile e quasi sempre ricca di messaggi utili anche e soprattutto a decifrare il presente.

Paolo Prevosto, autore di libri sull’argomento, fondatore di FantascienzaItalia.com, collezionista di oggetti di scena e musicista responsabile del progetto Simulakrum Lab, rappresenta l’esempio perfetto di come l’amore per la fantascienza possa esprimersi in maniera diversa e sia capace di ispirare tanto una nuova creatività così come il desiderio di raccontare e preservare una realtà cinematografica che, per forza di cose, ha dovuto fare dell’inventiva uno dei suoi marchi di fabbrica.

Durante il periodo delle festività natalizie del 2025 abbiamo contattato Paolo per proporgli una breve intervista riguardo i suoi progetti e il suo entusiasmo per la fantascienza: ringraziandolo ancora per la disponibilità vi lasciamo alla nostra chiacchierata virtuale (potere della tecnologia) fatta di riflessioni sul genere e sul proprio operato nel campo.

Paolo Prevosto
Fantascienza
Intervista Paolo Prevosto
Carpenter

Ciao Paolo. Innanzitutto buone feste e complimenti per il lavoro di studio e ricerca che continui a dedicare al mondo della fantascienza cinematografica e per il tuo lavoro in ambito musicale che porti avanti con il progetto Simulakrum Lab.

Vorrei iniziare questa chiacchierata chiedendoti come nasca la tua passione per la Settima Arte e su cosa ti affascini o ti abbia affascinato della fantascienza al punto da decidere di fondare il magazine FantascienzaItalia.com.

FantascienzaItalia.com nasce prima di tutto dalla mia passione per il cinema e la produzione, in particolare di genere fantascientifico, che mi piace definire “il regno degli effetti speciali”. A questo si è aggiunto il fatto che, nel tempo, mi veniva spesso chiesto di scrivere articoli per altre testate o siti; a un certo punto ho quindi deciso di crearne uno mio.

Ovviamente il magazine si occupa anche di serie televisive del genere e segue l’attualità del settore, dalle notizie ai trailer delle nuove uscite. L’idea di fondo è però anche quella di costruire un archivio di schede filmiche dedicate ai film di fantascienza, contenenti le principali informazioni, senza trasformarle in recensioni vere e proprie: preferisco lasciare il giudizio finale allo spettatore.

Qual è stato il tuo primo contatto con il genere e quale medium ti ha portato a sviluppare la tua passione per la fantascienza? (In particolare, cinema o letteratura?)

La mia passione per il cinema nasce molto presto: da bambino ero già attratto da film e serie TV, e in parallelo mi affascinavano i viaggi spaziali e la tecnologia. È stato un mix naturale: l’immaginario cinematografico, più la curiosità per ciò che è possibile dal punto di vista scientifico. Negli anni in cui ho iniziato non c’era Internet: mi nutrivo di riviste americane e libri di settore, e questo ha cementato un approccio “da ricerca”, oltre che da semplice spettatore. 

Quando poi ho iniziato a interessarmi sempre di più a come miniature, effetti ottici, maschere, costumi venissero realizzati, la fantascienza è diventata il punto d’incontro perfetto: perché spesso è davvero “il regno degli effetti speciali”, e dietro ogni mondo futuro c’è artigianato, tecnica e invenzione.

Ricordo di aver visto da piccolissimo serie come L’uomo da sei milioni di dollari, che già introduceva temi come cyborg e androidi, e Visitors, che mi colpì moltissimo non solo per l’idea alla base della storia, ma anche per l’uso degli effetti speciali: dalle miniature ai numerosi trucchi prospettici, che allora avevano un forte impatto visivo.

Ovviamente un momento fondamentale è stato l’incontro con la trilogia originale di Guerre Stellari, che mi colpì profondamente. Accanto a questi, ricordo anche film molto suggestivi come Il pianeta proibito, che mi affascinò per l’atmosfera particolare. Tutti questi titoli, visti in età molto giovane, hanno avuto un ruolo determinante nel far nascere e crescere il mio interesse non solo per il genere, ma per il cinema e per il modo in cui le immagini vengono costruite.

Paolo Prevosto
Fantascienza
Carpenter
Intervista Paolo Prevosto

Per quanto mi riguarda, sono sempre stato attratto dalla visione di mondi futuri e dal modo in cui possano essere delle metafore della nostra contemporaneità riuscendo al contempo a dare un’indicazione su come potrebbe cambiare il mondo in base al lavoro della scienza (e della scienza di confine) o a causa dell’estremizzazione di comportamenti sociali che gli autori finiscono per raccontarci come delle vere e proprie perversioni al limite dell’accettabile. In questo senso come pensi che la fantascienza abbia influenzato il nostro presente e la nostra società?

In realtà credo che sia soprattutto il presente a influenzare la fantascienza, più che il contrario. Gli autori partono dalla tecnologia, dalle tensioni sociali e dalle domande del loro tempo e cercano di immaginare come tutto questo potrebbe evolversi, quali conseguenze potrebbe avere nel futuro. In molti casi, infatti, la fantascienza funziona come una metafora del presente “portato all’estremo”. Ci mette davanti un possibile futuro e ci invita a riflettere, quasi ponendoci una domanda diretta: “se continui così, dove andrai a finire?” È in questo senso che il genere mantiene ancora oggi una forza enorme, perché più che predire il futuro, ci aiuta a capire meglio il nostro tempo.

Per quanto riguarda la tecnologia, alcuni oggetti visti in opere come per esempio Star Trek sono effettivamente diventati reali, e questo è qualcosa che tutti abbiamo notato nel corso degli anni. Questo è stato possibile non perché fossero delle “visioni” nel senso stretto del termine, ma perché gli autori della serie erano molto attenti alla tecnologia del loro presente e cercavano di mostrarne una possibile evoluzione, proiettandola in avanti in modo coerente e credibile.

Quali “profezie” della fantascienza ti hanno più impressionato e perchè?

Proprio impressionato no, ma non avrei mai immaginato che alcune situazioni mostrate nei film e nelle opere cyberpunk si sarebbero evolute in modo così rapido. Pensavo che certi scenari sarebbero arrivati, prima o poi, ma non con questa velocità. Poi, la sorveglianza e la raccolta dei dati personali, qualcosa che nel cyberpunk veniva spesso raccontato come distopia, oggi è diventata parte integrante della quotidianità. Sono arrivate anche le fake news, immagini manipolate, ecc..

In alcuni casi la realtà ha superato, l’immaginario cyberpunk, confermando ancora una volta come la fantascienza non tanto “predica” il futuro, ma intercetti dinamiche del presente, mostrandoci con anticipo le possibili conseguenze.

Provando a guardare avanti, quali, secondo te, saranno i temi della fantascienza nei prossimi anni e come sono cambiati gli argomenti del genere nel corso degli anni?

Credo che per molto tempo ancora uno dei temi che verranno trattati nel cinema di fantascienza sarà l’intelligenza artificiale.

In effetti, uno dei grandi temi di questi anni riguarda proprio la discussione sull’intelligenza artificiale. Qual è la tua opinione su questa tecnologia disruptiva e quali pensi possano essere le applicazioni future che potrebbero portare a un ribaltamento della nostra realtà?

È un argomento che personalmente mi ha annoiato: alla fine parliamo di programmi che eseguono operazioni per cui sono stati progettati. Spesso attorno all’IA si crea molta enfasi, quasi fosse qualcosa di “autonomo”, quando in realtà è soprattutto una questione di algoritmi e dati. Proprio per questo credo sia una tecnologia che va ridimensionata e, soprattutto, regolamentata, per evitare usi distorti o fuori controllo.

Qual è il tuo sottogenere preferito?

I miei sottogeneri e filoni della fantascienza preferiti sono il cyberpunk, il technothriller e la fantascienza tecnologica. Mi piacciono anche i fanta-horror o horror fantascientifici come Alien e La cosa se hanno un certo livello di “classe”.

Quindi, a un certo punto hai deciso di condividere le tue opinioni e il tuo pensiero: come, quando e perché nasce il sito e in che modo si è sviluppato nel corso degli anni?

In realtà non volevo tanto condividere il mio pensiero o la mia opinione, quanto creare qualcosa di più enciclopedico. A mio avviso, negli anni c’è stato un vero e proprio boom delle recensioni e un eccesso di news, una tendenza che forse è ancora in corso.

Proprio per questo ho voluto costruire un archivio composto da alcune migliaia di schede filmiche di fantascienza. In parallelo ho deciso di limitarmi a dare le notizie principali, evitando di trattare rumor o indiscrezioni e concentrandomi solo su informazioni concrete. Le recensioni, invece, le faccio molto raramente: al massimo due o tre all’anno, e solo quando mi vengono richieste da molte persone.

Un’altra cosa che faccio è la condivisione online di materiali di scena originali utilizzati in film e telefilm della mia collezione. È un modo per creare una sorta di museo online, anche perché nel corso degli anni ho realizzato e organizzato diverse mostre e, ancora oggi, mi viene chiesto di esporre questi oggetti dal vivo. Condividerli online è quindi un altro modo per andare incontro a chi lo richiede e rendere accessibile questo a più persone.

Dando un’occhiata alla tua produzione, il  tuo amore per Carpenter è abbastanza ovvio: come sei venuto in contatto con quello che in un nostro approfondimento abbiamo rinominato l’Artigiano dell’Orrore?

Alcuni anni fa, mentre scrivevo il mio libro Guida ai film di fantascienza di John Carpenter intervistando molte persone che avevano lavorato ai suoi film, ebbi anche la possibilità di incontrarlo e di intervistarlo personalmente.

Paolo Prevosto
Fantascienza
Carpenter
Intervista Paolo Prevosto

C’è un’opera di Carpenter che ti ha impressionato in modo particolare e che ti è rimasta nel cuore?

Innanzitutto va detto che Carpenter avrebbe voluto fare principalmente fantascienza, anche se poi è diventato uno dei maestri del cinema horror, cavalcando inevitabilmente quell’onda. Detto questo, i film che preferisco tra quelli da lui diretti, in ordine cronologico, sono Dark Star, Distretto 13, 1997: Fuga da New York, La cosa, Starman e Grosso guaio a Chinatown. Ovviamente apprezzo anche tutte le sue colonne sonore.

Possiamo dire che sia il tuo regista/sceneggiatore preferito? Quali altri cineasti e autori (anche di letteratura) ami e hai amato?

Non ho un regista preferito, ne apprezzo più di uno, ma sicuramente Carpenter è quello che ha realizzato da solo più film che preferisco. I registi un po’ meno noti di cui apprezzo il modo di lavorare e le loro opere sono Peter Hyams, Michael Crichton, Ib Melchior, Robert Wise, mentre quelli più noti James Cameron, Ridley Scott, Steven Spielberg, Joe Dante. Per nominarne uno più recente direi Nolan, ma con alcune riserve.

L’horror sta vivendo una nuova primavera fatta di grandi autori che hanno ricominciato a declinare le proprie storie attraverso racconti profondi e metaforici (basti pensare alle opere di Peele, al Weapons di Cregger o alla produzione di Eggers). La fantascienza, in questo senso, sembra stia facendo dei passi indietro dopo quanto presentato, ad esempio, da Villeneuve e Blomkamp tra la fine del primo decennio del ventunesimo secolo e l’inizio degli anni ’10. Sei d’accordo con questo punto di vista e come pensi si possa cambiare di nuovo rotta?

Ti darò una risposta più pratica, in parte divagando. A volte, per motivi di produzione, quindi di budget, un film di fantascienza vira verso l’horror. L’horror e le sue situazioni sono meno costose da realizzare rispetto ad un film di fantascienza puro, in cui sono necessarie più scenografie, più effetti speciali, più design ecc.. Un altro esempio è la fantascienza distopica e l’ambientazione post apocalittica che sono più economici e semplici da realizzare.

Parlando solo di horror, credo che ultimamente ne siano stati realizzati alcuni di ottimo livello, anche se personalmente continuano ad annoiarmi. Allo stesso modo non sono un appassionato di fantasy, un genere che mi lascia piuttosto freddo perché, per certi aspetti, ritengo che presenti elementi che tendono a facilitarne troppo la scrittura.

Parlando del panorama contemporaneo, quali sono i registi o i filmmaker di cui aspetti i nuovi lavori e che apprezzi maggiormente?

Non apprezzo particolarmente molti registi del panorama contemporaneo, ma sicuramente vanno citati, come ho già detto, Christopher Nolan, e aggiungerei Denis Villeneuve. Qualche anno fa riponevo inoltre molte speranze in Neill Blomkamp e Duncan Jones.

Non sono uno di quelli che spera nel ritorno di registi ormai settantenni o ottantenni. Penso che abbiano già realizzato le loro grandi opere e che non debbano tornare per forza, rischiando di dare vita a lavori forzati o poco necessari. Un esempio, purtroppo, è l’ultimo film di Francis Ford Coppola, che conferma quanto sia difficile tornare a certi livelli dopo decenni.

Vedi un erede di Carpenter tra i filmmaker di oggi?

Non credo ci sia.

Hai scritto due libri dedicati al cinema di fantascienza, uno sugli effetti speciali e uno incentrato sulla figura di Carpenter. Qual è stato più interessante da scrivere?

Il mio obiettivo non era quello di realizzare libri di critica o di esaltazione del regista o del genere cinematografico trattato, ma di documentare le produzioni in questione in modo dettagliato, utilizzando il più possibile fonti dirette. Sono libri più che altro documentaristici, quindi per me è stato interessante realizzarli entrambi. Oltre alle interviste, ho raccolto anche materiali inediti, attingendo alle mie ricerche personali svolte sia come studioso sia come appassionato collezionista.

A proposito di effetti speciali: come è cambiato, a tuo parere, il mondo della fantascienza cinematografica con l’avvento della CGI e il lento ma inesorabile abbandono dell’uso di effetti pratici?

Io personalmente apprezzo moltissimo gli effetti pratici, quindi è naturale che i film con un uso eccessivo della CGI non mi appassionino più di tanto. Anzi, in certi casi la CGI diventa persino fastidiosa, perché la percepisco come qualcosa di troppo artificiale, quasi da cartone animato.

Detto questo, credo che alcuni effetti pratici continueranno a essere utilizzati anche in futuro, come il make-up prostetico e, in parte, anche le miniature. Per le nuove generazioni, cresciute negli ultimi venti o venticinque anni, l’era della CGI non rappresenta un problema, perché è semplicemente la normalità.

A mio avviso, però, il vero problema che riguarda tutti i generi cinematografici attualmente è il calo del livello della scrittura delle sceneggiature. A questo si aggiunge, secondo me, anche un abbassamento del livello registico e della cura delle riprese, inclusa la direzione della fotografia, che negli ultimi anni ha mostrato un generale calo qualitativo.

Vista la tua passione per la scrittura e per le storie, hai mai pensato di scrivere un’opera di narrativa?

Scriverò un’opera di narrativa nel momento in cui avrò un’idea che riterrò davvero forte, e potrebbe anche non succedere mai.

Cambiando argomento e riferendoci al tuo lavoro musicale, il tuo approccio alla synthwave è collegato a Carpenter o ha avuto una genesi indipendente e tutta sua?

John Carpenter mi ha sicuramente influenzato, ma la mia passione per la musica, e in particolare per i sintetizzatori, nasce anche da molti altri ascolti. Fin da subito sono rimasto affascinato dai Goblin di Claudio Simonetti, dai Tangerine Dream, dai Kraftwerk e, naturalmente, dalle colonne sonore dello stesso Carpenter. L’ascolto di questi dischi ha fatto nascere in me il desiderio di produrre materiale originale, ma ciò che mi interessava davvero, oltre alla composizione, era la creazione dei suoni. Per questo iniziai a procurarmi sintetizzatori vintage come Moog, Prophet, Korg e altri. Vorrei citare anche la colonna sonora de Il pianeta proibito (1956), la prima completamente elettronica, che mi ha sicuramente influenzato e avvicinato in modo decisivo al sound design.

Qual è il processo creativo che sta dietro la creazione di un tuo brano musicale?

Di solito creo i miei brani musicali ispirandomi a film o a scene specifiche, quasi come se fossero delle ipotetiche colonne sonore. Nei miei lavori aggiungo però sempre anche una componente ritmica, in modo da renderli più fruibili e ascoltabili anche al di fuori di un contesto puramente cinematografico.

Sei anche un grande collezionista di oggetti di scena originali. Come hai cominciato e a quale oggetto sei più affezionato?

Ho iniziato a collezionare più di trent’anni fa, quando Internet ancora non esisteva e per comunicare con gli Stati Uniti si usava il fax. All’inizio mi dedicavo soprattutto alle action figure tratte da film, ma poi, essendo appassionato di cinema fin dalla metà degli anni ’90, ho cominciato a contattare direttamente gli artisti degli effetti speciali e altre persone che lavoravano nel cinema e nelle serie televisive, con l’obiettivo di ottenere oggetti di scena originali.

È difficile indicare un solo oggetto che preferisco o che considero più speciale: tengo molto a tutti, in particolare a quelli che mi sono stati dati direttamente da chi ha lavorato ai film o alle serie televisive.

Di recente ho aggiunto alla collezione la miniatura originale del surfista di Dark Star: nonostante sia molto danneggiata dal tempo, è uno degli oggetti a cui sono più affezionato, anche perché proviene direttamente dal modellista che la realizzò all’epoca per il film.

Per importanza e provenienza cito sicuramente anche un facehugger usato in Aliens, proveniente direttamente da Robert Skotak; l’astrogator (la plafoniera) del ponte di comando dell’Enterprise, utilizzato nel film Star Trek: The Motion Picture; l’animatrone a grandezza naturale di Lo Pan usato in Grosso guaio a Chinatown, che mi ha permesso di conoscere Steve Johnson, che lo ha progettato, e Mark Bryan Wilson, che lo ha costruito.

Cito inoltre la giacca di Data usata in Star Trek: The Next Generation, le uniformi originali de Il pianeta proibito, alcuni oggetti di scena utilizzati in Moon e il ciak usato durante le riprese di A-Team, proveniente direttamente dal regista.

Salutandoti e ringraziandoti ancora una volta, ti voglio mettere in difficoltà attraverso delle domande secche sulle tue preferenze: 

Universi cyberpunk o post-apocalittici?

Cyberpunk

Dick, Asimov o Gibson?

Dick

Effetti pratici o CGI?

Effetti pratici

E.T. o Navigator?

Se proprio devo, Navigator

Spielberg o del Toro?

Spielberg

Star Wars, Star Trek o Battlestar Galactica?

Star Trek

Cinema o Musica?

Entrambi

Stephen King o Lovecraft?

King

Predator o Alien?

Alien

Ridley Scott o Denis Villeneuve?

Scott

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