So Cosa Hai fatto, horror slasher uscito nell’estate 2025, è certamente figlio della marcata tendenza a riproporre formule già conosciute e sperimentate per andare sul sicuro portando sullo schermo remake e reboot con la speranza di condurre in sala i fan dell’opera originale e attirare i più giovani adattando la produzione alla contemporaneità.
Sia chiaro, lungi da noi credere che l’idea di rispolverare vecchie idee sia da considerarsi necessariamente sbagliata o priva di senso, ma spesso si rischia, come in questo caso, di adagiarsi su qualcosa di già visto nella convinzione che quanto abbia funzionato una volta continuerà a farlo a prescindere dai tempi e dalle modalità di esecuzione.
Diretto da Jennifer Kaytin Robinson e scritto dalla stessa regista insieme a Sam Lansky partendo dal romanzo originale di Lois Duncan, il film Sony parte dallo stesso presupposto di quello del 1997, cambiando poco e in maniera non del tutto convincente il materiale di partenza per rinfrescare quanto da servire sullo schermo.
Dopo aver condiviso la nostra recensione di Wake Up Dead Man, terzo capitolo della saga di Knives Out, andiamo dunque a proporre il nostro pensiero e la nostra analisi su So Cosa Hai fatto del 2025.

La trama di So Cosa Hai Fatto
Coinvolti in un incidente mortale, cinque amici che si erano appena ritrovati dopo l’esperienza fatta insieme al liceo, stipulano un patto per fare in modo che nessuno venga mai a sapere quanto accaduto in quella sera del 4 luglio rivelatasi tanto tragica.
Un anno dopo, riuniti ancora una volta per celebrare l’addio al nubilato di una di loro, vengono accolti da un messaggio inviato alla festeggiata in cui un anonimo la informa di sapere cosa fosse successo l’estate precedente.
Da quel momento un misterioso assassino vestito da pescatore comincia ad uccidere uno a uno i componenti del gruppo e tutti quelli in qualche modo vicini a loro, riportando alla memoria una serie di omicidi perpetrati anni prima nella stessa cittadina.

Non siamo più nel 1997
L’idea alla base del nuovo So Cosa Hai fatto ricorda in tutto e per tutto l’operazione fatta con il franchise di Scream quando nel 2022 è stato presentato il requel della saga ideata da Wes Craven e iniziata nel 1996.
Il punto è che il So Cosa Hai Fatto originale non era neanche lontanamente al livello del primo Scream e questo sequel reboot sembra avere davvero troppo poco da offrire per dare nuova linfa a una serie che prima di questo lavoro contava già tre film e una serie televisiva.
Innanzitutto, il pretesto da cui parte l’intera vicenda risulta essere davvero debole e poco credibile: nel tentativo di mischiare un po’ le carte, infatti, gli sceneggiatori modificano l’incipit che avevamo conosciuto nel lungometraggio diretto da Jim Gillespie mancando clamorosamente il tiro.
Anche il resto della storia, purtroppo, appare male legata, come se composta semplicemente di brevi situazioni indipendenti l’una dall’altra, tra omicidi spesso fin troppo edulcorati e apparizioni delle vecchie star della saga che non entusiasmano e e che finiscono soltanto per sembrare artificiose.
Non mancano poi imbarazzanti battute chiamate, nell’intenzione degli autori, a parlare agli spettatori più giovani e assurdità che vedono i personaggi principali riuscire in qualche modo ad avere la meglio sul villain armato di uncino salvo dargli inspiegabilmente il tempo di riprendersi per ribaltare ulteriormente la questione.

Tutto troppo piatto
Anche dal punto di vista tecnico So Cosa Hai Fatto ha poco da dire per quanto concerne regia e fotografia, prive di personalità e di spessore e si lascia apprezzare soltanto per una colonna sonora che riesce a risollevare, almeno parzialmente alcune sequenze.
Difficile parlare del ritmo della pellicola, visto che come specificato ci si ritrova spesso a domandarsi come una scena sia collegata a quella successiva e a rimanere basiti accorgendosi dei comportamenti incomprensibili dei personaggi di fronte a quello che stanno vivendo.
Il cast non brilla per espressività o carisma, il cattivo non riesce mai a prendere il proscenio e le quasi due ore di girato finiscono per scivolare via in quello che appare più come un inutile coacervo di banalità e inconsistenze che una semplice occasione sprecata.

Uno slasher privo di originalità e mai incisivo
Il nuovo So Cosa Hai fatto non presenta nulla di originale rispetto al suo predecessore riuscendo a essergli inferiore sotto ogni tipo di aspetto.
Quello della regista della Florida è uno slasher vecchio stampo fuori tempo massimo a cui mancano il mordente e la cattiveria per essere apprezzato dal pubblico di oggi e la sostanza necessaria per cercare di rimettere in piedi un franchise stanco e figlio, già dal principio, del mero tentativo di seguire un trend.
Operazione nostalgia fallita.
Voto: 4/10
