Pets è un cortometraggio di fantascienza del 2018 di produzione tedesca diretto da David Wunderlich, ideato e scritto da Claus Lunt, Anna-Marie Plagge e David Schuster (pseudonimo di Sara Kühn) e ambientato in un futuro prossimo dai tratti soavemente distopici.
A dispetto di una messa in scena delicata e che sembra accompagnare lo spettatore in un mondo tranquillo, sereno e silenzioso, l’opera ci trascina in un futuro molto più tenebroso e oscuro di quanto non appaia a prima vista.
Dopo aver condiviso la nostra recensione di I’mNot a Robot, corto vincitore del Premio Oscar di categoria nel 2025, torniamo a occuparci di fantascienza e di cortometraggi per analizzare l’ipnotico e metaforico Pets.

Pets: l’avviso a non farsi portare a guinzaglio dalla tecnologia
In poco più di cinque minuti Pets inquadra alla perfezione un universo narrativo in cui il ruolo dell’umanità è diventato sempre più subordinato rispetto a quello della tecnologia fino a portare a un capovolgimento estremo della situazione.
In questo senso, l’utilizzo che ci siamo abituati a fare dei ritrovati più moderni della tecnica rischierebbe di portare, nella visione degli autori, a un paradosso in cui il demandare necessità, scelte e risposte a mezzi sempre più efficaci e presenti nella quotidianità divenga, di fatto, un modo per perdere ogni tipo di libertà e di indipendenza.
Dal punto di vista tecnico, la morbidezza dei colori si accoppia alla perfezione agli occhi spenti del protagonista, incapace, nonostante un sotterraneo istinto, a liberarsi da quelle catene nate probabilmente dal bisogno sempre più esasperato di comodità.
I pochi e lenti movimenti di camera costringono a soffermarsi sulla condizione dell’uomo sempre al centro della scena, sulla desolante perfezione di quello che lo circonda, sulla sua rassegnata consapevolezza di non essere mai davvero padrone del proprio destino.
Un corto che vuole essere un monito rispetto alla direzione da intraprendere nei prossimi anni e il cui significato acquisisce forza oggi che i progressi dell’intelligenza artificiale e l’utilizzo massivo che cominciamo a fare dello strumento pongono un’importante questione sulla nostra capacità di prendere decisioni autonomamente e in maniera del tutto personale.
Voto: 9/10
