Ho Visto la TV Brillare è un horror a carattere psicologico del 2024 scritto e diretto da Jane Schoenbrun, presentato nella sezione Midnight del Sundance Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche da A24.
Il lungometraggio dai toni onirici e oppressivi, racconta dell’amicizia appena accennata eppure a suo modo molto intensa tra un ragazzo e una ragazza che faticano a trovare un proprio posto nel mondo e che si appassionano a una serie tv mandata in onda in tarda serata.
Dopo aver condiviso la nostra recensione di La Sposa!, film scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal, andiamo dunque a offrire la nostra opinione sull’interessantissimo e particolare Ho Visto la TV Brillare.

La trama di Ho Visto la TV Brillare
Owen e Maddy si conoscono per caso e finiscono immediatamente per parlare della serie tv di cui la ragazza è estremamente appassionata e che incuriosisce il giovane, per quanto i suoi genitori non gli permettano di vederla a causa del tardo orario in cui viene trasmessa.
Maddy decide allora di invitare il nuovo amico a casa sua per vedere insieme lo show e Owen trova il coraggio di mentire alla madre e al padre per riuscire a guardare finalmente una puntata di The Pink Opaque, uscendo straordinariamente dalla propria comfort zone costruita tra le mura domestiche.
Anni dopo, la scomparsa improvvisa di Maddy e l’ossessione, mai davvero sopita, per The Pink Opaque, portano Owen a dubitare di cosa sia reale e cosa immaginario, trascinandolo in una spirale di momenti di paranoia e delirio sempre più complicati da gestire.

Un difficile viaggio attraverso gli anni e attraverso la presa di coscienza
Quello presentato in Ho Visto la TV Brillare è un racconto che si dipana lungo un lasso di tempo molto ampio e che parte dal momento della pre-adolescenza di Owen fino alla sua piena maturità nell’età adulta.
Attraverso una messa in scena ipnotica tenuta su dalla narrazione del protagonista, Jane Schoenbrun riesce a esprimere pienamente il fortissimo disagio vissuto dai due ragazzi e le differenze nell’atteggiamento e nella consapevolezza che li distinguono.
Nel suo ermetismo, nello sviluppo di certe tematiche e nella sua forza espressiva, l’opera può ricordare in qualche modo il Donnie Darko di Richard Kelly a cui è accomunato anche dalle atmosfere orrorifiche che pervadono entrambe le produzioni.
Il senso di solitudine che vivono Owen e Maddy, due facce della stessa medaglia, è reso appieno dalla difficoltà del primo nel liberarsi da certi tipi di catene e nel trovare la tenacia di capire qualcosa in più di se stesso e dalla determinazione, sfrontata, audace e rischiosa della seconda nel cercare una via d’uscita che finisce per dimostrarsi soltanto l’ennesima strada apparentemente senza sbocco..
L’espediente della serie tv anni ’90, così simile a quella che ha visto protagonista Sarah Michelle Gellar e che la Schoenbrun ha tanto amato da giovane non fa che accrescere l’alienazione che il personaggio interpretato da Justice Smith continua a provare una volta cresciuto, non solo verso l’esterno ma anche verso le proprie stesse sensazioni e i propri ricordi.
The Pink Opaque serve infatti a rendere concreta la differenza di percezione tra un ragazzino e un adulto, tra un sognatore che può ancora prendere in mano la propria vita e un uomo maturo che ha già fatto tante scelte e forse definitivamente chiuso troppe porte.
Ho Visto la TV Brillare è una storia di due adolescenze turbate dall’incomprensione, dalla difficoltà di essere accettati e di accettarsi, dalla rabbia e dall’apatia e infine dalla complessa consapevolezza di non avere un posto a cui appartenere.
L’emarginazione diventa, in questo senso, prima di tutto qualcosa di interiore, che pesa come un macigno e che sparisce soltanto nella scoperta di un mondo fantastico racchiuso dentro il piccolo schermo e in cui nessuno si interroga a proposito dei gusti e delle attitudini dei due ragazzi e in cui non bisogna spiegare niente, perché le risposte sono sempre semplici e appaganti.
L’orrore, in questo caso, non è dentro la televisione, come troppo spesso ci hanno raccontato, ma al di fuori di essa, in un contesto fatto di frasi motivazionali banali e prive di spessore e di luoghi enormi e desolati, cupi e silenziosi.

Tanto stile e un pizzico di effetto nostalgia
Ho Visto la TV Brillare è caratterizzato da scelte tecniche forti come quelle relative alla sceneggiatura che si concretizzano in particolare in colori sgargianti e psichedelici, lunghi primi piani sui volti dei protagonisti e una gestione del ritmo e della narrazione che puntano a soffocare lentamente lo spettatore come capita ai personaggi della storia.
Molto interessanti le scelte relative al montaggio sonoro e alla scenografia, che diventano parti integranti delle idee di solitudine e di estraniamento che muovono tutto il film e che si fanno sentire come un pugno nello stomaco.
Da sottolineare l’intensità della scena che cambia improvvisamente il tono dell’opera: fortemente inquietante e ricca di sottintesi evidenzia l’orrore nascosto, tenuto sotterrato e che d’improvviso non può più essere ignorato, tanto dal protagonista quanto dal pubblico.
Ottima la prova del cast, in particolare di Justice Smith (che abbiamo già visto in Dungeons & Dragons – L’Onore dei Ladri), che dà vita a un Owen sempre spaesato e impaurito, costantemente alle prese con una vita che non riesce a decifrare e per cui non trova risposte concrete se non quella di adattarsi, a modo suo, finendo per morire lentamente.

Ho Visto la TV Brillare è un dramma terrificante nella sua lucidità
Il secondo lungometraggio di Jane Schoenbrun ha la capacità di incuriosire, quindi di lasciare perplessi e infine di toccare corde emotive che vengono stuzzicate dai piccoli particolari disseminati nel corso del girato e quindi suonate a tutto volume, in un misto di rabbia e disperazione, mano a mano che la vicenda assume pieno significato.
Ho Visto la TV Brillare è un horror atipico, che in effetti rifiuta qualsiasi tipo di etichetta, in cui i mostri dell’infanzia finiscono per risultare comici o al massimo grotteschi agli occhi dell’adulto e il vero terrore è rappresentato dall’indifferenza, dalla solitudine, dall’impossibilità di urlare il proprio dolore, difficile da razionalizzare, certi comunque di non poter essere compresi.
Quello della newyorkese è un film importante, profondo, sconvolgente, che merita di essere visto e che ha la forza di lasciare senza fiato.
Voto: 8/10
