Catcher è un cortometraggio horror scritto, diretto e montato da Dylan Clark, autore che grazie al successo delle proprie opere pubblicate sulla Rete ha ottenuto prima un ottimo riconoscimento da parte del pubblico e, quindi, la possibilità di mettersi al lavoro per l’industria.
Le milioni di visualizzazioni collezionate sul canale YouTube che porta il suo nome hanno infatti permesso al giovane autore di essere chiamato a dirigere un’espansione del suo Portrait of God e, stando alle indiscrezioni, il reboot di The Blair Witch Project.
Catcher, dal canto suo, dimostra ancora una volta l’abilità di Clark dietro la macchina da presa e in fase di scrittura in un racconto che in appena 11 minuti porta in scena una storia ricca di suspense e di spunti interessanti.
Dopo aver parlato del disturbante With Arms Raised, torniamo quindi a occuparci di cortometraggi per proporre la nostra analisi della piccola produzione fatta in casa da quello che promette di diventare uno dei nomi nuovi più promettenti di Hollywood.

La trama di Catcher
Utilizzando un’apparecchiatura tecnologicamente avanzata, Carter cerca di scandagliare e catturare l’incubo che gli toglie il sonno e la tranquillità e che lo mette di fronte a qualcosa che non riesce a confessare.
Combattere le sue paure appare fondamentale per il ragazzo per ritrovare la serenità perduta e per risolvere il blocco che non gli permette di andare avanti con la propria vita.
Nel profondo del proprio inconscio, Carter si troverà di fronte a una mostruosa figura che promette di sollevarlo da ogni terrore a patto di liberarsi del fardello che porta con sé e che lo tiene sospeso in un limbo insopportabile.

Catcher: un incubo a occhi aperti
Clark propone una storia in cui l’elemento onirico appare immediatamente collegato alla realtà della vita quotidiana del protagonista, spaventato dall’essere che lo bracca nel sogno quanto dalla necessità di risolvere un’impasse che lo paralizza.
L’atmosfera orrorifica è ben strutturata sfruttando luci, montaggio sonoro e un concept che, seppure non originalissimo, riesce a essere inquietante e intrigante e a portare lo spettatore, lentamente, al cuore della trama.
Ottimi i lavori fatti in fase di regia e di montaggio che dimostrano una conoscenza e un’abilità tecnica di base da cui il filmmaker potrà partire per continuare a costruire uno stile riconoscibile su cui fondare la propria carriera.
Il tema centrale è tenuto in velato per gran parte del corto e conduce a un finale interessante e aperto in cui Carter sarà chiamato ad affrontare un incubo concreto in cui ci si può rispecchiare nel contesto specifico o in altri ambiti che possono riguardare chiunque.
Voto: 7/10
