The Northman è il terzo film da regista e sceneggiatore di Robert Eggers, autore ormai più che affermato e riconosciuto e colonna portante della nuova generazione di filmmaker destinati a dominare la scena hollywoodiana nei prossimi decenni.
Reduce dai successi di pubblico e di critica di The Witch e The Lighthouse, il nativo di New York ha presentato, con il film interpretato da Alexander Skarsgård, la sua versione dell’epopea scandinava di Amleto rivestendola della sua visione cupa e costruendo un dramma epico dai toni horror e terribilmente violenti.
Dopo aver condiviso la nostra recensione del Nosferatu del 2025, torniamo dunque a occuparci di Robert Eggers per analizzare stile e temi del lungometraggio che può contare, all’interno del cast, nomi di grande rilievo come quelli d Nicole Kidman, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawke e Willem Dafoe.

La trama di The Northman
Tornato gravemente ferito dalla battaglia, Re Aurvandil, il Re Corvo, decide di sottoporre il giovane figlio Amleth a un rito di passaggio che la sua famiglia tramanda da generazioni, inconsapevole del piano che suo fratello Fjolnir sta tramando alle sue spalle.
Aiutato da un gruppo di soldati, lo zio di Amleth uccide il sovrano e ne usurpa il trono ordinando la morte dell’erede del regno e costringendolo a una fuga disperata via mare e a un esilio forzato e contaminato da un’inestinguibile sete di vendetta.
Cresciuto in un villaggio vichingo, Amleth, ormai adulto, scopre che Fjolnir e i suoi sudditi sono stati costretti a fuggire in Islanda e mischiatosi agli schiavi diretti sul posto, si prepara a realizzare quello che percepisce come suo unico destino e si imbarca alla ricerca dello zio.
L’incontro con una donna e la scoperta di alcune verità inimmaginabili renderanno il cammino del figlio di Aurvandil e Gudrún più complesso del previsto ed emotivamente più difficile da accettare e da attuare.

Un racconto epico cruento e affascinante
Quella proposta da The Nothman è una storia che parla di vendetta e ancora prima di formazione e di cosa possa significare lasciarsi dietro i principi con cui si è cresciuti e che si sono sedimentati nell’uomo adulto.
Il protagonista, in questo senso, sembrerebbe non avere altra scelta se non quella di portare a compimento la promessa fatta al padre e di vivere e morire seguendo gli stessi precetti che ha imparato, come un mantra, durante l’infanzia.
Il dilemma che Amleth porta dentro di sé durante tutta la vicenda diventa sempre più complesso da risolvere mentre comincia a trovare nuovi significati per la propria vita senza riuscire a liberarsi del tutto di quelle convinzioni ormai così radicate.
Alla stessa maniera, centrali sono i temi relativi al ruolo della donna, certamente sottomessa all’uomo ma in qualche modo spesso capace di manovrare la propria e l’altrui sorte, e quello del circolo vizioso di una violenza e di una rabbia che spengono brutalmente ogni tipo di sensibilità umana.
Lo schema narrativo, già visto, del cammino di un eroe chiamato a dover affrontare il trauma e a trovare un’arma leggendaria prima di poter affrontare la propria missione, è suddiviso in atti, che, come capitoli di un libro, vengono anticipati da un titolo esplicativo dell’arco che andranno a sviluppare.
Il film è gestito in un ritmo relativamente basso che permette di godere delle soluzioni tecniche di Eggers e della produzione e dello studio relativo alla mitologia e alle usanze dei popoli nordici che trovano tantissimo spazio all’interno del girato (IndieWire).

Una messa in scena maestosa esaltata dalla perfezione stilistica di Robert Eggers
Lo stile autoriale di Robert Eggers è ormai diventato un marchio di fabbrica riconoscibile e apprezzato dai cinefili di tutto il mondo: in The Northman, i suoi campi larghi e quasi statici guadagnano ancora più potenza espressiva alternandosi a dei lunghi piani sequenza ricchi d’azione e di particolari.
Le scene dei combattimenti girati con una sola camera e senza apparenti stacchi danno da sole la dimensione della dedizione di tutto lo staff coinvolto e di una produzione incredibile dal punto di vista artistico.
La fotografia e i bellissimi paesaggi che fanno da ambientazione al racconto hanno il merito di esaltare ulteriormente il lavoro del regista che, come al solito, riesce a trasformare le immagini in emozioni in uno spettacolo visivo regale.
Al sangue e alle sequenze di combattimento si aggiungono dei momenti onirici disturbanti e psichedelici che mettono in evidenza tutta l’attitudine horror di Eggers e che trasportano per dei brevi attimi lo spettatore in mondi alternativi fatti di dei, Valchirie, portali per il Valhalla e corvi protettori.
Grandiose anche le interpretazioni del cast e del protagonista: Alexander Skarsgård si muove per l’intera durata del film come una specie di ibrido uomo-animale, ingobbito, pesante nei passi e sempre sul punto di ringhiare o urlare al cielo la propria rabbia.

Un capolavoro da non perdere
The Northman sa esaltare gli appassionati del genere affrontandolo in un modo leggermente diverso dal solito utilizzando atmosfere affascinanti e servendosi di una storia che si centra sull’ambiguità di tutto quello che viene raccontato.
La straordinaria bravura di Eggers e una realizzazione tecnica praticamente perfetta sotto ogni punto di vista fanno di The Northman probabilmente il film più impressionante, al 2025, tra quelli del filmaker , per quanto non riesca a pareggiare, a nostro avviso, quanto presentato con l’ipnotico delirio di The Lighthouse.
Un film da guardare e riguardare per poter scovare ogni dettaglio della scenografia e tutti i particolari che arricchiscono i momenti più concitati e crudi trasformandoli in qualcosa di assimilabile alla poesia in movimento.
Voto: 8.5/10

