Stephen King, come abbiamo già avuto ampiamente modo di ricordare su queste pagine, è considerabile come uno degli autori più prolifici della sua generazione, essendo stato in grado, nel corso della sua carriera di far andare a braccetto la quantità e la qualità.
L’insaziabile bisogno del Re di mettere su carta i racconti generati dalla sua immaginazione e la sua genuina voglia di capire se la sua fortuna come scrittore fosse stata solo una fortunata coincidenza, lo portarono, nel 1977 ad utilizzare per la prima volta lo pseudonimo di Richard Bachman per uno dei suoi lavori, Ossessione.
La carriera dell’immaginario nativo di New York, continuò indisturbata fino al 1985, quando un lettore particolarmente attento notò delle somiglianze stilistiche tra il libro L’Occhio del Male e i lavori fino a quel momento pubblicati da Stephen King.
Dopo aver raccontato di quella volta in cui Stephen King e George Romero hanno quasi portato sul grande schermo L’Ombra dello Scorpione, torniamo a occuparci di uno degli intramontabili maestri dell’horror per raccontare la storia del suo alter ego e, in particolare di come la sua vera identità sia stata scoperta.

King e la necessità di dare vita a Richard Bachman
Frustrato dal fatto che i suoi editori, per evitare di inflazionare il mercato, gli avessero sconsigliato (e in qualche modo vietato) di pubblicare più di un libro all’anno, Stephen King ebbe l’idea di presentare un suo vecchio manoscritto alla New American Library con l’intenzione di usare un nome fittizio.
Allo stesso tempo, come ricordato dallo stesso autore, il marito di Tabitha era desideroso di scoprire se il suo talento come scrittore potesse essere riconosciuto per una seconda volta anche senza la spinta offerta dal suo essere ormai affermato nel campo.
L’avventura di Bachman, continuò, alternandosi alla produzione kinghiana, fino al 1985, con la pubblicazione di altri tre libri, La Lunga Marcia, Uscita per L’Inferno e L’Uomo in Fuga, prima che i dettagli stilistici in L’Occhio del Male non stuzzicassero la curiosità di Stephen P. Brown, che all’epoca lavorava presso la libreria Olsson’s.

Stephen P. Brown e la scoperta dell’identità di Richard Bachman
Venuto in possesso in anteprima di una copia del romanzo, l’impiegato del negozio, grande fan di Stephen King, si rese presto conto del fatto che il libro ricordasse tantissimo quelli dell’autore di Carrie, facendo in modo di venire a fondo della questione.
Controllando i registri relativi ai diritti d’autore delle opere di Bachman, Brown scoprì che non solo tutti i suoi libri tranne il primo fossero stati registrati a nome di Kirby McCauley, agente di Stephen King, ma che addirittura Ossessione facesse riferimento proprio allo scrittore di Portland.
Contattato il Re per capire se potesse divulgare la notizia, Brown ebbe la possibilità di intervistarlo e di avere rassicurazioni sul fatto di avere l’esclusiva in merito, riuscendo infine a fare pubblicare l’intervista sul Washington Post.
A quel punto il mondo conobbe la verità e i libri di Bachman, come ampiamente prevedibile, raggiunsero un picco di vendite fino a quel momento impensabile per un autore semisconosciuto che sembrava volere imitare lo stile di colui che era già diventato una specie di icona pop.


I nuovi libri di Richard Bachman e il romanzo a lui dedicato
Impossibilitato a nascondersi ancora dietro lo pseudonimo scelto, King continuò a sfornare libri col suo nome di battesimo senza però dimenticarsi del tutto del suo compagno d’avventure: nella pagine di apertura di La Metà Oscura compare infatti una dedica al collega in cui l’autore si dice in debito per l’ispirazione e l’aiuto con il defunto Bachman, senza il quale quel libro non sarebbe mai esistito.
A oltre dieci anni dalla sua morte, Bachman tornò poi in libreria con un nuovo libro, I Vendicatori, e infine, nel 2007 con l’ultimo lavoro, al 2025, dello scrittore, Blaze, romanzo giovanile ritrovato e rivalutato in positivo dal Re.

Fonti: Mental Floss – Liljas Library – Liljas Library – Reddit
