Durante un’intervista con ScriptMag dedicata all’uscita di The Running Man, remake de L’Implacabile con Arnold Schwarzenegger e secondo adattamento cinematografico del romanzo scritto da Stephen King sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, i due sceneggiatori, Edgar Wright e Michael Bacall hanno discusso, tra le altre cose, dell’incredibile capacità profetica del Re dell’horror e dei temi che hanno affrontato nella loro trasposizione.
In effetti, L’Uomo in Fuga, pubblicato nel 1982, racconta una società e gli strumenti atti a controllarla che possiamo facilmente ritrovare nelle dinamiche che hanno caratterizzato il ruolo dei mass media e delle grandi aziende durante gli ultimi decenni.
Dopo aver condiviso le parole di Zach Cregger a proposito del prequel di Weapons, andiamo dunque a scoprire le dichiarazioni di Wright e Bacall riguardo il lungometraggio uscito il 13 novembre 2025 nelle sale cinematografiche.

Stephen King come Nostradamus
Riferendosi al materiale dell’opera originale, i due sceneggiatori hanno voluto immediatamente rimarcare la bravura di Stephen King nel prevedere sviluppi della società statunitense (e non solo) che avrebbero segnato gli anni successivi alla pubblicazione del romanzo.
In questo senso, Michael Bacall ha spiegato:
Con questo libro, King ha dimostrato un’incredibile capacità, simile a quella di Nostradamus, di prevedere la corporatizzazione del governo, il divario di ricchezza e i reality show televisivi
Edgar Wright ha quindi proseguito:
La cosa sorprendente è che il libro è stato pubblicato nel 1982 con lo pseudonimo di Richard Bachman, ma in realtà è stato scritto nel 1973. Ciò che mi stupisce è come la sua immaginazione abbia previsto correttamente come funzionino le macchinazioni dietro le quinte di un programma televisivo e come personaggi come Dan Killian manipolino l’immagine delle persone e creino narrazioni sui membri del pubblico

Come The Running Man parla della nostra contemporaneità
Interrogati quindi a proposito dei temi e delle idee espressi nella loro versione della storia, Wright e Bacall hanno continuato a mettere in risalto la verosimiglianza del racconto proposto con quella che è la realtà di tutti i giorni.
Edgar Wright ha specificato:
Si tratta di guardare la realtà attraverso uno specchio deformante. C’è un confine labile tra realtà e finzione. Ma credo sia proprio questo a renderlo emozionante. È un film di fantascienza in cui le persone riconoscono davvero il mondo in cui vivono
Bacall ha invece concluso lanciando un chiaro messaggio:
Penso che il fatto che la verità come concetto sia malleabile dai poteri forti sia un aspetto davvero interessante dell’opera. Si tratta di affermare che vale la pena lottare per la verità
A proposito dei lavori di Edgar Wright vi lasciamo al nostro approfondimento sulla Trilogia del Cornetto e alla nostra recensione di Ultima Notte a Soho.
Fonte: ScriptMag
