L’attesissima quinta e ultima stagione di Stranger Things sta per approdare su Netflix: esattamente giovedì 27 novembre 2025, alle ore 2:00 (ora italiana), torneremo a Hawkins, in Indiana, per scoprire come Undici e i suoi compagni d’avventura affronteranno il temibile Vecna nel finale della serie ormai divenuta cult nel catalogo della piattaforma di streaming californiana.
Dopo anni di attesa, i fan della serie, che fa del soprannaturale il suo punto cardine, avranno accesso al primo blocco di episodi, al quale seguirà la seconda parte in uscita il 26 dicembre 2025 e il gran finale in arrivo il primo giorno dell’anno nuovo.
Dalla Torre 21 siamo oggi qui a parlarvi delle origini di Stranger Things, ovvero di quando il progetto nato dalla mente di Matt e Ross Duffer era solo uno script embrionale: stiamo parlando delle fasi di casting, che hanno preceduto le prime riprese di quella che sarebbe stata la serie tv capace di segnare il definitivo successo di Netflix nel mondo.

Il background culturale dei fratelli Duffer: a chi si sono ispirati per scrivere Stranger Things?
Se siete degli appassionati di Stranger Things, saprete che i fratelli Duffer, senza averlo mai negato e, anzi, avendolo dichiarato esplicitamente in un’intervista del 2016 ai microfoni di Entertainment Weekly, hanno tratto ispirazione dalle opere cinematografiche di Spielberg e Carpenter e dai romanzi del Re dell’Horror, Stephen King.
In particolare, gli sceneggiatori della serie con protagonista Millie Bobby Brown, così si esprimevano sui lavori di questi artisti:
Sebbene le loro storie abbiano toni molto diversi, pensiamo che abbiano qualcosa di essenziale in comune: tutte esplorano quel punto magico in cui l’ordinario incontra lo straordinario.
I fratelli Duffer, cresciuti nella periferia della Carolina del Nord, perdendosi tra le righe nate dalla penna dell’autore del Maine e ammaliati dai film dei due grandi filmmaker, sognavano fin da bambini che le loro vite ordinarie potessero trovare un punto di svolta che riuscisse a trasportarli in un’avventura:
Volevamo catturare quella sensazione in Stranger Things.

Cosa hanno recitato gli aspiranti attori per il casting della serie ambientata a Hawkins?
Una volta abbozzata la trama di quello che sarebbe divenuto non solo uno dei prodotti per il piccolo schermo più di successo, a livello globale, del nuovo secolo, ma anche un fenomeno culturale intergenerazionale, la prova più ardua per gli ideatori, sceneggiatori e registi di Stranger Things stava nel riuscire a trovare gli attori che avrebbero prestato il volto ai personaggi della serie.
Il casting è sempre una sfida, ancora di più in uno show in cui quattro dei protagonisti hanno 12 anni. Una performance imbarazzante da parte di un bambino può rovinare un film o uno show come quasi nient’altro. Abbiamo scoperto che la chiave per trovare dei bravi attori bambini è in realtà piuttosto ovvia: basta fare un provino praticamente a tutti i bambini del mondo che vogliono recitare.
Ma come mettere alla prova degli adolescenti per capire se siano pronti a varcare, in maniera convincente, si intende, le porte della città di Hawkins e della sua oscura dimensione parallela?

Come già accennato, non è un mistero che i gemelli Duffer, classe 1984, abbiano preso ispirazione dai classici horror e fantascientifici degli anni ‘70 e ‘80 per la trama, l’ambientazione e le tematiche della loro Stranger Things, né che, come dichiarato dagli stessi, fin da bambini facessero incetta dei libri del Re dell’horror, fantasticando sulla possibilità di scoprire che nella rete fognaria cittadina potesse nascondersi un clown, un po’ come a Derry.
Così, oltre a proporre agli aspiranti attori dei brani selezionati del primo episodio, che avrebbe debuttato su Netflix il 15 luglio del 2016, i Duffer decisero di scegliere dei passi tratti da uno dei film con protagonisti dei bambini più iconici degli anni ‘80: stiamo parlando di Stand by Me, diretto da Rob Reiner nel 1986, tratto dal racconto Il corpo, terzo nella raccolta antologica Stagioni diverse, pubblicata nel 1982 proprio dallo Zio Steve.
I ragazzi hanno letto alcune scene classiche di Stand by Me, un film che presenta non una, non due, ma quattro delle migliori interpretazioni di bambini nella storia del cinema. Abbiamo portato una prima selezione di ragazzi a Los Angeles, li abbiamo fatti recitare insieme per testare la loro chimica e abbiamo scelto il nostro cast.
Fortunatamente per i registi (e per il pubblico che nove anni dopo, impazientemente, attende il capitolo finale della serie) la combinazione delle personalità dei ragazzini selezionati funzionò: i bambini, divenuti fin da subito un gruppo affiatato, riuscirono a dare il meglio di sé anche davanti alla macchina da presa, dando vita a una storia che convinse l’azienda di Los Gatos, forse non pienamente consapevole, nel 2016, della risonanza che la serie avrebbe avuto nel decennio successivo e dei profitti che avrebbe generato.

