Scritto e diretto da Emerald Fennell, Cime Tempestose è un film drammatico liberamente tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1847 da Emily Brontë, uscito in occasione di San Valentino a febbraio 2026.
La pellicola, ambientata nella campagna inglese del XVIII secolo, si concentra sulle vicende di Catherine Earnshaw e Heathcliff, interpretati rispettivamente da Margot Robbie, già volto della Barbie di Greta Gerwig, e da Jacob Elordi, recentemente apparso su Netflix nei panni del Frankenstein firmato da Guillermo del Toro.
Sebbene il romanzo della mezzana tra le sorelle Brontë si sia prestato negli anni a diversi adattamenti cinematografici, la scelta di riportare sul grande schermo la complessa e turbolenta relazione tra Catherine e Heathcliff ha suscitato interesse e curiosità nel pubblico, come attestano i risultati al box office, nonostante la critica si sia espressa in maniera contrastante sull’opera della filmmaker britannica.

Cime Tempestose: la burrascosa relazione tra due anime fatte della medesima sostanza

Nella tenuta di Wuthering Heights vivono Catherine e suo padre, il signor Earnshaw, dedito al gioco d’azzardo e all’alcolismo. La giovane Cathy, orfana di madre e segnata dalla perdita di un fratello, passa le sue giornate con la composta Nelly Dean, la sua dama da compagnia, fin quando il padre, tornando da Liverpool da un viaggio d’affari, porta con sé un giovane che affida alla figlia perché ne faccia il suo animale domestico: Heathcliff (interpretato da Owen Cooper, già enfant prodige in Adolescence).
Nonostante la rozzezza del ragazzo e i modi capricciosi di Cathy, i due stringono un legame forte, che ne segnerà, negli anni, il carattere e il destino: cresciuti sotto lo stesso tetto, tra le vessazioni paterne e le sempre più indigenti condizioni economiche che stanno riducendo la gotica dimora della famiglia in un rudere freddo e cupo, i due traggono conforto dalla vicendevole presenza.
Tutto sembra filare bene per Heathcliff, che non fa segreto del suo amore per Catherine, fin quando la famiglia Linton acquista la confinante tenuta di Thrushcross Grange: commerciante di tessuti, Edgar Linton fa la sua comparsa nella brughiera inglese, mostrando a Cathy, intenzionata a far colpo su di lui, cosa siano l’agio e il lusso.
Osteggiata nell’animo dal conflitto tra il materialista desiderio di opulenza che la spinge verso l’abbiente Edgar e la passione primordiale che ne lega la parte istintiva al rude Heathcliff, la scelta di Catherine delineerà per sempre l’avvenire della giovane donna, trascinando con sé, nel vortice tumultuoso di accadimenti che la vedranno protagonista, l’intera cerchia dei suoi cari.
Cime Tempestose di Emerald Fennell: un cofanetto sontuoso per una perla moderna

Che l’adattamento cinematografico di Cime Tempestose firmato dalla regista londinese non sarebbe stato convenzionale e fedele all’opera, prima e unica, della Brontë, era già scritto. La Fennell, infatti, già premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale per Una donna promettente, ci ha abituati a pellicole irriverenti e crude.
E proprio come nella pellicola con protagonista Carey Mulligan, uscita sul grande schermo nel 2020, nel suo lungometraggio del 2026 la filmmaker lascia il pubblico attonito per l’uso tanto magistrale quanto, in senso buono, s’intende, pomposo della fotografia: la geometria perfetta e ipnotica delle riprese, i riferimenti vischiosi alla sfera sessuale e l’uso del colore, il rosso, tra tutti, che spicca sul grigiore e sul pastello dell’ambientazione, quasi come un pugno in piena faccia, fanno della sua terza opera cinematografica dietro la camera da presa un prodotto visivamente impeccabile.
Ma non finisce qui: quello che ci si potrebbe aspettare, da un adattamento cinematografico contemporaneo di un’opera datata ma sempre attuale è che il pubblico conosca già a mena dito la storia e ne sia, in qualche modo, tanto affezionato da stroncarne la rimessa in scena.
Il colore rosso, come già detto, brilla sullo schermo, tanto da divenire, al pari degli attori, protagonista del girato: quasi come prendesse vita, la tinta scarlatta diviene filo conduttore delle vicende, passando dalle gote della giovane Cathy alla tinta delle sue vesti, fino a divenire plumbeo nell’inevitabile epilogo di una vorticosa discesa nel profondo del fragile animo umano.
C’è da dire, poi, che la scelta degli interpreti per i personaggi chiave della storia giochi decisamente a favore del perfezionismo estetico ricercato dalla filmmaker: tanto la fisicità di Margot Robbie quanto quella di Jacob Elordi non possono che risultare azzeccate per una pellicola che faccia dell’estetica uno dei suoi punti cardine.
Perché sì, il film di Emerald Fennell potrebbe apparire, in prima battuta, un involucro esteticamente accattivante che, alla sua apertura, riveli un vuoto di contenuti. Ma non è così: l’astuccio vellutato costruito dalla regista racchiude in sé un gioiello prezioso, una lezione che, nonostante la critica non si sia espressa all’unanimità, attinge proprio dalle pagine scritte da Emily Brontë.
Tra la ricerca dell’ordine e l’abbandono al caos: il legame morboso tra Catherine e Heathcliff

Le convenzioni sociali, l’etichetta e le buone maniere possono mettere in un angolo l’istinto, addomesticandolo e quietando, in eterno, i tumulti dell’animo? Si possono trascorrere giorni, mesi, anni convinti di aver raggiunto l’apice della realizzazione di sé se non si ascolta la propria più intima e autentica voce interiore?
Cime Tempestose, tanto nel romanzo quanto in questa sua resa su schermo, parla di questo, dell’eterno e mai risolto conflitto tra l’esterno e l’interno, tra l’apparenza e l’essenza, tra la norma e l’aspirazione personale, tra la convenzione e l’estro individuale.
E, si badi bene, non c’è spazio per il romanticismo nel film oggetto della nostra discussione, nonostante la decisione della Warner Bros di dargli luce in occasione della festa degli innamorati: la relazione tra Catherine e Heathcliff è fatta di pathos, dipendenza e ossessione, di egoismo cieco e capriccio infantile, di bestialità e naturalezza inclemente, tanto che non può non risolversi nella distruzione di sé e del proprio mondo.
Voto: 8/10
