La città proibita, recensione: un revenge movie italiano che sa colpire per lucidità e visione

Dopo avervi annunciato il ritorno in sala di Lo chiamavano Jeeg Robot presentandovi i quattro momenti più iconici della pellicola del 2016, torniamo oggi a parlare del lavoro di Gabriele Mainetti, pluripremiato regista romano classe 1976, recensendo per voi La città proibita.

Uscito al cinema nel marzo del 2025, La città proibita, terza opera dietro la macchina da presa per Mainetti, che ne ha curato, insieme a Stefano Bises e Davide Serino anche il soggetto e la sceneggiatura, è un film d’azione con focus sulle arti marziali disponibile in streaming su Netflix.

Con Enrico Borello e Yaxi Liu nelle vesti dei protagonisti, la pellicola è ambientata nel cuore di Roma, potendo contare, inoltre, sul contributo artistico di Marco Giallini, che interpreta Annibale, e di Luca Zingaretti nei panni di Alfredo.

La città proibita
Gabriele Mainetti
Revenge movie
Film di arti marziali
Gongfu movie

La città proibita: trama del film ambientato nel cuore multiculturale di Roma

La città proibita
Gabriele Mainetti
Revenge movie
Film di arti marziali
Gongfu movie

Nel cuore di Roma, a due passi dalla Stazione Termini, Mei cerca disperatamente Yun: nata secondogenita nella Cina della controversa politica del figlio unico, la ragazza arriva clandestinamente in Italia per raggiungere la sorella, cui la lega un rapporto viscerale, scoprendone amaramente la scomparsa.

Educata fin da bambina all’arte del Kung Fu, la giovane si imbatte, nella sua impresa, in Marcello, capo cuoco nel ristorante di famiglia, che prende il nome dal padre, Alfredo: stando a quanto appreso nel bordello in cui pensava di trovare Yun, infatti, sua sorella sarebbe scappata proprio con il padre del ragazzo, di cui anche quest’ultimo avrebbe perso le tracce.

Inizia così il turbolento viaggio alla ricerca dei cari scomparsi di Marcello e Mei, alle prese con barriere linguistiche e culturali dapprima e, in seconda battuta, con la malavita organizzata che vede fronteggiarsi Italia e Cina nel quartiere Esquilino della Capitale.

La città proibita: un gongfu movie all’italiana

La città proibita
Gabriele Mainetti
Revenge movie
Film di arti marziali
Gongfu movie

La pellicola firmata da Gabriele Mainetti non è semplicemente un film d’azione: l’opera, realizzata in collaborazione con la casa di produzione dalla N rossa, si colloca nel filone dei film d’arti marziali e, in particolare, del gongfu, in cui gli scontri tra il protagonista e i suoi nemici si svolgono quasi esclusivamente a mani nude.

Il gongfu movie è un genere specifico, la cui fama internazionale si deve in special modo al compianto Bruce Lee, e che incentra lo svilupparsi della trama intorno alla vendetta: l’eroe o, come in questo caso, l’eroina, della vicenda, deve fronteggiare i suoi avversari su tatami improvvisati per regolare i conti col mondo e trovare la pace.

In questo senso, La città proibita è un revenge movie, che molto deve, a nostro avviso, a pellicole del calibro di Old boy e al cinema tarantiniano: il personaggio scritto per essere interpretato da Yaxi Liu, infatti, fonde perfettamente lo spirito che guida Oh Dae-su nelle scene più cruente dirette dal cineasta coreano con la furia e la determinazione della Sposa di Kill Bill, che resta, a nostro avviso, uno dei personaggi femminili più iconici nella storia del cinema contemporaneo.

Allo stesso modo, la bravura del filmmaker nostrano è notevole e merita una menzione speciale: le adrenaliniche scene di lotta portate sullo schermo da Mainetti non sono mai confuse, non si perdono nonostante le molteplici acrobazie fotografate, e riescono a convincere in un panorama cinematografico, quello italiano, che spesso non sa distinguersi per originalità.

Roma meticcia: claro que sí

La città proibita
Gabriele Mainetti
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Film di arti marziali
Gongfu movie

Accanto a questa sua fondamentale connotazione, il film del regista romano sa essere squisitamente moderno, accostando al tema della vendetta quello della tolleranza: in una Roma che, come ci insegna Militant A degli Assalti Frontali, è fieramente meticcia, nonostante gli scontri, le incomprensioni e l’ignoranza che cerca di legittimare il razzismo più becero, la commistione culturale dei variegati abitanti della città eterna, che sono comunità anche e soprattutto nei momenti bui, fa da sfondo, in maniera poetica e alta, al viaggio dei protagonisti.

Conquistando meritatamente, a nostro avviso, il Nastro d’argento per il miglior sonoro in presa diretta, andato al tecnico del suono Angelo Bonanni, già insignito dello stesso riconoscimento per il suo lavoro in Non essere cattivo, il revenge movie diretto da Mainetti è un ottimo lungometraggio che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore senza abbassare mai l’asticella, fotografando perfettamente la bellezza marmorea di Roma, omaggiando, in particolare ed esplicitamente, con la scelta del nome del protagonista maschile, La dolce vita di Fellini, e la sua anima multiculturale che pulsa ritmicamente dal centro città fino alle periferie.

Supportato dal patrocinio del Ministero della Cultura, La città proibita è un film che sa emozionare senza essere stucchevole, che sa mostrare senza paura di essere brutale le diverse e contrastanti sfaccettature interiori degli attori in campo e che invita a riflettere su quanto il pregiudizio possa inquinare il nostro raziocinio. 

Voto: 8,5/10

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