Margaret Atwood sulla situazione politica e sociale, su Trump e sulle paure per il futuro

Con The Testaments che ha fatto il suo debutto su Disney+, il racconto distopico di Margaret Atwood sulla possibile ascesa di una teocrazia totalitaria è tornato far parlare di sé e a lanciare un monito imprescindibile sulla necessità di preservare gli strumenti democratici e di mantenere la forza e la coesione necessarie per combattere quando diritti e libertà iniziano a essere messi in discussione.

Nel corso di un’intervista relativa all’uscita della sua autobiografia, l’autrice canadese ha avuto modo di parlare del lascito di Il Racconto dell’Ancella e de I Testamenti e dell’attuale situazione politica e sociale ribadendo come sia fondamentale tenere sempre la guardia alta.

Dopo aver proposto la nostra analisi dei primi 3 episodi di The Testaments, andiamo dunque a condividere le parole della scrittrice e attivista nata a Ottawa e divenuta, negli anni, un punto di riferimento per una frangia importante del movimento femminista.

Margaret Atwood
Margaret Atwood intervista
The Testaments
The Handmaid's Tale
Atwood Trump

Margaret Atwood sulla situazione politica degli Stati Uniti: “Non sono un regime totalitario… per ora”

Una chiacchierata con la Atwood non può certo prescindere da domande riguardanti la sua visione politica sullo stato della società a decenni di distanza dalla pubblicazione de Il Racconto dell’Ancella.

In questo senso, Lisa Allardice di The Guardian ha lasciato che la scrittrice ricordasse come fosse cambiato il punto di vista degli addetti ai lavori sul set di The Handmaid’s Tale dopo la prima elezione di Trump come presidente degli Stati Uniti d’America:

Ci furono le elezioni. Trump aveva vinto. Tutti quelli coinvolti nella realizzazione della serie si sono svegliati la mattina dopo e hanno pensato: ‘siamo in un altro show’. Non perché lo show fosse cambiato. Non era così. I copioni non erano cambiati. Era cambiato il contesto. Invece di pensare: ‘Oh, che carino, fantasia…’, la gente ha cominciato a pensare: ‘Oh mio Dio, ci siamo’

Di nuovo, a quasi 10 anni di distanza dal primo insediamento di Trump, con alcuni diritti che erano stati dati per assodati che vengono messi in discussione (parliamo in particolare del diritto all’aborto) e con un clima politico, interno ed esterno, sempre più teso, le riflessioni dell’autrice ci costringono a pensare:

Gli Stati Uniti non sono un regime totalitario… per ora. Anche se si stanno orientando verso una struttura di potere centralizzata. Se fosse un regime totalitario non potremmo girare The Testaments (in produzione al momento dell’intervista). Saremmo in prigione, in esilio o morti. Napoleone Bonaparte: ‘Io sono la rivoluzione’. Stalin, stessa cosa. Trump: ‘America, c’est moi! Je suis America!’

Margaret Atwood
Margaret Atwood intervista
The Testaments
The Handmaid's Tale
Atwood Trump

Parlando delle sue prese di posizione, Margaret Atwood ha naturalmente dovuto affrontare diverse critiche, comprese quelle che si potrebbero definire come fuoco amico:

La gente mi attacca dal 1972. Ci sono passata, l’ho già vissuto più volte e su questioni diverse. La storia non ha fazioni, non è una strada che conduce inevitabilmente da qualche parte, come sostenevano i marxisti con la loro teleologia ispirata alla Bibbia. Le tendenze vanno e vengono. Nessuno può prevedere il futuro con assoluta certezza

Quindi, l’autrice ha espresso un’ultima, preoccupata considerazione sulla situazione contemporanea:

La situazione è davvero piuttosto instabile in questo momento. Gli equilibri di potere mondiali stanno cambiando, le vecchie certezze non sono più tali. Certo, abbiamo già vissuto periodi di instabilità in passato, ma tendiamo a dimenticarlo. È un momento davvero spaventoso

Fonte: The Guardian

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