Ouija – L’Origine del Male è un horror del 2016 co-scritto e diretto da Mike Flanagan, filmmaker che, nel corso degli anni, è diventato uno dei nomi più influenti del panorama horror del piccolo e del grande schermo.
Portando al cinema il prequel del lungometraggio di due anni prima, l’autore di Midnight Mass ha provato in tutti i modi a dare un aspetto retò alla sua opera, ambientata nel 1967, con l’intenzione di riportare in scena le atmosfere degli horror di quei tempi.
Dopo aver ricordato che Flanagan è da anni al lavoro sul difficile adattamento de La Torre Nera di Stephen King, torniamo a occuparci del regista per raccontare, anche attraverso le sue parole, il processo che ha attuato per attribuire fascino e personalità a Ouija – L’Origine del Male.

Ouija – L’Origine del Male, tra bruciature di sigaretta e loghi vecchio stile
Nonostante sia stato filmato in digitale, Ouija può vantare uno stile retrò suggestivo e capace di riportare gli appassionati indietro nel tempo.
Per riuscire nel suo intento, Flanagan ha optato per un curassimo lavoro di post-produzione e di scelta delle tecniche e degli strumenti da utilizzare per fare in modo che il risultato fosse il più accurato possibile.
Per quanto riguardasse gli obiettivi, per esempio, si è scelto di utilizzare delle vecchie lenti capaci di dare al girato un aspetto più morbido rispetto a quello delle produzioni tipiche del ventunesimo secolo.
Allo stesso modo, Flanagan ha fatto abbondante uso di zoom per ricordare i lungometraggi dell’orrore che aveva amato e con cui era cresciuto da ragazzo e che non potevano ancora contare sulla rivoluzione portata dalle steadicam.
In una fase successiva a quella sul set, il regista ha voluto aggiungere al montaggio finale delle bruciature di sigaretta sull’angolo destro dell’immagine e delle finte tracce di polvere su quella che nelle intenzioni dell’autore sarebbe dovuto sembrare un film su pellicola. A coronare il tutto, per aprire il film è stato scelto il logo classico della Universal degli anni ’60.

In una vecchia intervista Flanagan discute di queste sue scelte con entusiasmo e soddisfazione:
Abbiamo girato in digitale. Anche se abbiamo girato in digitale come se stessimo girando su pellicola. Abbiamo usato obiettivi d’epoca. Abbiamo usato trucchi come le diottrie divisive e molti zoom al posto delle steadicam.
Volevamo tutti che il risultato ricordasse i film che guardavamo da bambini. Ma quando siamo passati alla post-produzione, avevo già sperato, fin dalle riprese, di poter usare il logo classico e le bruciature di sigaretta erano qualcosa che volevo davvero provare. Volevo assolutamente inserirle. Ho ricordi così vividi di quando, da bambini, le vedevo passare e mi sembrava del tutto normale. Mi mancano.
Una volta che lo studio ha iniziato a visionare i giornalieri e sono usciti i primi montaggi del film, con mia grande gioia hanno voluto davvero assecondare quel tipo di nostalgia che provavamo mentre lo giravamo. Mi hanno chiesto: ‘Ehi, vuoi il vecchio logo?’. Ho risposto: ’Sì! Lo voglio!’. Quando abbiamo presentato l’idea delle bruciature di sigaretta, c’è stato un momento in cui hanno reagito dicendo: ‘È fantastico! Potrebbe esserci anche un piccolo salto di pellicola?’.
Sulla pellicola c’è un po’ di polvere e si sente. E poi ci siamo tutti entusiasmati per queste piccole imperfezioni che oggi ci sforziamo così tanto di eliminare dai film
Fonte: FreshFiction
