Quella di Predator è una saga che, tra alti e bassi, va avanti ormai da quasi quarant’anni avendo avuto il merito di portare sullo schermo un villain, o meglio una razza di villain, capaci di uscire dal ruolo di antagonista per trovare una dimensione propria in grado di appassionare il grande pubblico.
L’ultima opera del franchise in ordine di pubblicazione è rappresentata dal film animato antologico Predator – Killer dei Killer, diretto dallo stesso regista di Prey (l’ultimo live action della saga pubblicato), Dan Trachtenberg e sceneggiato dall’autore insieme a Micho Robert Rutare, e decisa a rinvigorire la fama della saga.
Dal primo film cult con Schwarzy, infatti, gli Yautja hanno guadagnato un posto speciale all’interno della cultura pop dell’ultimo decennio del secolo scorso e dei primi anni di questo millennio diventando protagonisti di innumerevoli opere letterarie, fumettistiche, cinematografiche e videoludiche.
Dopo aver condiviso la nostra recensione di Predator, del 1987, andiamo dunque ad analizzare pregi e difetti di questo nuovo capitolo del franchise in attesa di Predator: Badlands, in uscita nei cinema italiani il 6 novembre 2025.

La trama di Predator – Killer dei Killer
Predator – Killer dei Killer presenta tre diverse battute di caccia ambientate in epoche e contesti differenti della storia dell’umanità da parte di esponenti della terribile razza di guerrieri sempre alla ricerca di una preda degna del proprio onore.
La prima vicenda vede protagonista Ursa, una guerriera vichinga in cerca di vendetta contro il suo acerrimo nemico che anni prima ha sterminato il suo villaggio costringendola a uccidere il suo stesso padre e segnandola per sempre.
Il secondo frammento porta lo spettatore nel Giappone feudale per sviluppare la storia di due fratelli e della loro rivalità nata in seno alla necessità di confrontarsi in duello per decidere quale dei due dovesse divenire il successore del padre
Nel terzo episodio, John J. Torres, un ragazzino con il sogno di poter solcare i cieli e che viene richiamato alle armi per essere arruolato su una portaerei durante la seconda guerra mondiale si ritrova a dover prendere parte a un duello aereo con lo squadrone del proprio capitano.
In tutti e tre questi conflitti, un esemplare di Yautja si intromette, pronto a scombinare in maniera imprevedibile il campo di battaglia sfruttando le proprie abilità e la propria innegabile superiorità tecnologica.



Un nemico sconosciuto e apparentemente imbattibile
I tre corti che compongono la prima parte dell’opera di Trachtenberg tratteggiano tre guerrieri umani dalle caratteristiche e dalle motivazioni molto differenti in una narrazione dalle tematiche estremamente riconoscibili nonostante la brevità di ogni racconto.
Se nei primi due la disperazione per una perdita e la sete di rivalsa giocano un ruolo fondamentale nella caratterizzazione dei protagonisti, il passaggio riguardante il giovane Torres delinea un personaggio meno tormentato e piuttosto deciso a inseguire i propri sogni anche nella più tremenda delle avversità.
I tre eroi si distinguono anche per l’attitudine con cui sono portati a combattere e, di conseguenza, per il modo in cui si approccino al destino che si sono costruiti o che sia spettato loro in sorte e che verrà stravolto dall’arrivo dello Yautja.
Le affascinanti atmosfere dei tre episodi che vengono infine incorniciati nel quarto capitolo d’insieme incarnano uno dei grandi pregi di una produzione che continua a espandere in diversi ambiti temporali l’esposizione dello scontro tra la razza umana e i Predator.
Ovviamente il focus del film è incentrato prima di tutto sull’azione e sullo svolgimento dei combattimenti, che, a loro volta, cambiano a seconda del terreno su cui prendono vita e dello stile dei personaggi principali e degli antagonisti, armati in maniera diversa e dotati di strutture fisiche e abilità differenti.

Un tratto dalla forte personalità e animazioni dal sapore videoludico
L’aspetto stilistico del film merita un discorso a sé: i disegni e la colorazione di Predator- Killer dei Killer sono infatti di primissimo livello e ribadiscono ancora una volta come l’animazione sia sempre più da considerarsi uno strumento narrativo molto efficace per ottenere qualcosa che in live action sarebbe difficile da raggiungere senza scadere in qualcosa dall’aspetto artificioso e poco credibile.
Il mix di 2D e 3D funziona così come funziona la colorazione sfumata ed enfatica scelta per il prodotto di Trachtenberg e capace di esaltare le bellissime ambientazioni presentate come delle vere e proprie arene naturali.
L’ispirazione dal mondo dei videogiochi è evidente tanto per quanto riguardi questi scenari quanto per le acrobazie che si vedono compiere in fase di lotta, ancora una volta supportate dalla scelta di rendere tutto in forma animata acuendo così la possibilità per lo spettatore di sospendere l’incredulità.
Allo stesso modo sono altrettanto palesi i richiami alla saga di Predator e a quella di Alien, fortemente legata alla prima, e a un certo tipo di cinema (qualcuno ha detto Independence Day?), in particolare ad alcuni momenti e situazioni dell’universo televisivo e cinematografico di Star Wars.
A funzionare sono anche la regia, dinamica ma precisa e determinate scelte stilistiche come quella di rendere muto il secondo episodio o quella di optare per un look disneyano per la realizzazione del terzo.

Predator – Killer dei Killer è il film che i fan non si aspettavano ma che meritano
In sostanza, Predator – Killer dei Killer fa quello che deve fare: senza prendersi troppo sul serio diverte il proprio pubblico di riferimento mettendo sul tavolo tonnellate di chili di Yautja e combattimenti dal forte tasso adrenalinico.
La rinascita della saga di Predator continua il suo percorso nel migliore dei modi dopo l’apprezzatissimo Prey muovendosi in maniera un po’ più sperimentale e scoprendo una nuova strada per continuare ad accrescere il franchise, servendo magari in questo senso da apripista per altri progetti simili.
Il film animato da The Third Floor e distribuito in Italia su Disney+ prepara a Badlands nel migliore dei modi, lasciando con il desiderio di una nuova antologia e sostenendo questa speranza con un finale che prepara alla possibilità.
Voto: 8/10
