Untamed: spiegazione dell’intreccio e analisi dei temi della serie Netflix con Eric Bana e Sam Neill

Negli ultimi anni Netflix si è impegnata a presentare un buon numero di miniserie thriller a carattere investigativo: Untamed, uscita nell’estate del 2025, va a collocarsi all’interno del filone dimostrando ancora una volta quanto il formato della stagione singola possa essere adatto al genere.

Ambientato all’interno del Parco di Yosemite, lo show ideato e scritto da Mark L. Smith ed Elle Smith porta gli spettatori a vivere un mistero tra una natura selvaggia caratterizzata tanto da paesaggi da sogno quanto da segreti inconfessabili.

Dopo aver condiviso una nostra spiegazione del finale di Hound’s Hill, serie polacca dello stesso tenore,  e avvisando degli spoiler presenti nell’articolo, andiamo ad approfondire i temi di Untamed e a sbrogliare l’intreccio dell’opera che vede protagonista Eric Bana.

Untamed
Untamed spiegazione finale
Finale di Untamed
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Kyle

Chi era e come è morta la ragazza che cade dalla rupe nel primo episodio. Spiegazione del finale di Untamed

Untamed racconta delle indagini da parte degli organismi di controllo del Parco di Yosemite a proposito della morte di una giovane ragazza precipitata da El Capitan, montagna cara agli scalatori alla ricerca di emozioni forti.

Nel corso degli episodi la donna viene identificata in una bambina che aveva vissuto all’interno del territorio del parco e che era scomparsa e creduta morta da una quindicina d’anni, in una pagina mai dimenticata della storia recente di quei luoghi.

La sparizione della bambina aveva portato le autorità a esaminare soprattutto la posizione del padre, da molti creduto responsabile della morte della ragazzina (per quanto non ci fossero prove della sua colpevolezza o dell’effettivo decesso della bambina) e linciato dalla folla poco tempo dopo nonostante i tentativi di allontanarsi dal parco.

Le investigazioni del presente portano alla luce il fatto che Lucy Cook, questo il nome della vittima, ormai cresciuta, si fosse avvicinata a una banda di spacciatori che utilizzavano le miniere presenti sul territorio come basi operative e, in particolare, al responsabile della gestione della fauna selvatica Shane Maguire, agente corrotto e pronto a tutto per perseguire i propri interessi.

Allo stesso modo, la scoperta del gruppo di armati e violenti malviventi e il ritrovamento del cellulare della ragazza con delle foto che la ritraggono insieme a Maguire, mettono in evidenza i legami dell’uomo con l’attività criminale e con Lucy.

A discapito del fatto che tutte le piste sembrino indicare che Shane, probabilmente per cause legate al traffico di droga, avesse deciso di sparare e quindi inseguire Lucy per lanciarla dalla parete scoscesa di El Capitan, Kyle decide di seguire le tracce che collegano la ragazza a una cittadina del Nevada e che fanno crescere i dubbi sull’identità del suo padre biologico.

Le risposte dei familiari della seconda vita di Lucy fanno emergere il fatto che la bambina fosse stata affidata da qualcuno a una coppia che era solita lucrare sfruttando le mancanze del sistema di adozioni degli Stati Uniti d’America.

Sempre grazie alle dichiarazioni rilasciate da una ragazza che aveva condiviso il tetto con la piccola, il protagonista viene a sapere che Lucy ripetesse il fatto che suo padre fosse un poliziotto o qualcosa del genere.

Insospettito, Kyle chiede di ottenere una seconda copia delle analisi sul DNA della vittima, scoprendo che Paul Souter avesse tolto dal fascicolo il foglio che indicava una corrispondenza con sua figlia Kate.

Confrontandosi con il suo mentore e amico di vecchia data, l’agente gli fa confessare tutta la verità sulla storia di Lucy: dopo averla rapita per sottrarla ai comportamenti violenti del patrigno (che credeva di essere il padre naturale), Paul aveva lasciato la bambina a una famiglia, convinto che fosse in buone mani e allo stesso tempo desideroso di cancellare ogni rischio che la sua infedeltà coniugale (da cui era stata generata Lucy) potesse essere scoperta.

Fuggita dall’affidamento-lager in cui si era ritrovata, Lucy aveva provato a tornare dal padre ottenendo soltanto di essere cacciata e decidendo di ricattare l’uomo in maniera sempre più pressante e difficile da gestire per il poliziotto.

A seguito di un’ennesima minaccia che aveva coinvolto anche la nipotina del personaggio interpretato da Sam Neill, l’uomo decide di affrontare la figlia mai riconosciuta finendo per spararle a una gamba e costringendola a una fuga fino alla cima di El Capitan dove, sopraffatta dalla disperazione, si lascia cadere nel vuoto.

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Cosa è successo a Caleb e chi era Sean Sanderson? Il segreto di Kyle

Il secondo mistero che Untamed mette di fronte al pubblico è quello relativo alla morte di Caleb, il figlio di Kyle e Jill, e all’interessamento dell’avvocata Esther Avalos a proposito della scomparsa nel parco, avvenuta poco tempo dopo rispetto al tragico evento, di Sean Sanderson.

Dalla narrazione emergerà il fatto che Maguire aveva rivelato a Kyle e Jill di aver scoperto chi avesse rapito e ucciso Caleb grazie all’utilizzo delle riprese di alcune telecamera di sorveglianza che aveva piazzato nel parco per seguire gli animali.

A quel punto,Tenendo all’oscuro il marito, la moglie del protagonista aveva deciso di pagare Sean per giustiziare l’assalitore e farne sparire il cadavere mettendo al corrente il coniuge della cosa soltanto a fatto avvenuto.

Questo segreto aveva reso Jill e Kyle ricattabili da uno Sean che, da quel punto, avrebbe avuto strada la strada libera per i propri illeciti senza dover temere l’intervento dell’investigatore più attento e presente del territorio.

Alla fine del sesto episodio, dopo la morte di Maguire per mano di Naya, Kyle continuerà a mantenere il suo segreto prendendosi la responsabilità per il mancato ritrovamento dell’uomo (la cui famiglia cerca ancora risposte) e attribuendosi l’errore di aver accettato l’incarico pur non essendo nelle migliori condizioni psicologiche per portarlo a termine.

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Dell’affrontare e superare la perdita e del nascondersi dal mondo

Il tema più discusso e approfondito in Untamed è senza dubbio quello della difficoltà di reagire al dolore di una perdita senza cadere in una spirale di autodistruzione dalle conseguenze sempre più tragiche e imprevedibili.

L’arco narrativo di Kyle e di sua moglie Jill sono esplicativi di una situazione di questo tipo quanto lo è quello di Lucy, che, ritrovatasi senza madre e abbandonata dal padre, finisce per restare invischiata in comportamenti e relazioni che non lasciano spiragli per la costruzione del proprio futuro.

Anche gli accenni alla spiritualità della tribù dei Miwok fanno riferimento alla necessità di aggrapparsi a qualcosa che permetta in qualche modo di distaccarsi dalla sofferenza e dall’ossessione per abbracciare una nuova fase, senza lasciare che il senso di colpa o il rimpianto possano prendere il sopravvento.

In qualche maniera legata anche a questa necessità di lasciarsi indietro il passato e i traumi è la narrazione che riguarda la fuga dal mondo e il nascondersi in un luogo sicuro: se per gli appartenenti alla comunità hippie che abita il parco e per Naya questo bisogno si concretizza nello scappare nella natura selvaggia che fa da cornice alla serie, il viaggio che Kyle intraprende nelle ultime scene del sesto episodio chiarisce come il nascondiglio dell’uomo dovrà probabilmente essere di tutt’altra specie.

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Untamed: cosa si è capaci di fare quando non si è osservati?

Prendendo spunto da un pensiero del protagonista, vogliamo infine sottolineare la riflessione sul comportamento del singolo individuo in un ambito di scarso controllo esterno: in questo senso, quella degli spazi sconfinati impossibili da sorvegliare può essere letta come una metafora della condizione di agire lontano da ogni tipo di giudizio.

Se infatti è vero che chi fugge può trovare in questo contesto una libertà da prigioni mentali e sociali inique e ingestibili, è altrettanto plausibile che la possibilità di lasciarsi andare ai propri istinti o alle proprie convenienze senza correre alcun rischio possa portare a cedere a tentazioni di diverso tipo e a mettere in atto comportamenti riprovevoli o ingiusti relegando sempre in un angolo sempre più piccolo e buio la propria coscienza e il proprio senso dell’etica.

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