Wes Craven è stato uno dei registi horror più riconosciuti ed emblematici della sua generazione, accompagnando l’ascesa del genere insieme ad altri maestri come John Carpenter, Sam Raimi e George Romero e arricchendone il panorama con il proprio tocco personale.
In una vecchia intervista che ha seguito l’uscita di Scream, il filmmaker aveva avuto modo di spiegare cosa significasse l’horror e del perché fosse tanto attratto da quel tipo di situazioni da costruirci sopra praticamente tutta la sua carriera artistica.
Dopo aver condiviso la particolare storia di come Guinea Pig 2 sia stato scambiato per uno snuff movie, torniamo a occuparci di cinema e brividi per proporre le parole di Wes Craven sull’immortale fascino delle narrazioni orrorifiche.

Wes Craven: la paura è uno dei motori dell’umanità?
Creatore di saghe di successo quali quella di Nightmare, di Le Colline Hanno gli Occhi e di Scream, Wes Craven ha dedicato praticamente tutta la sua carriera al thriller e all’horror regalando ai fan personaggi indimenticabili come Freddy Krueger e Ghostface.
Nell’ormai lontano 1997, quando interrogato da Tod Lippy riguardo la sua attrazione per certe tematiche, il regista ha cominciato prendendo la cosa alla larga:
Credo che sia sempre stato così. Non riesco a pensare a un periodo nella storia dell’umanità in cui non fossero in gioco argomenti di questo tipo. Voglio dire, le civiltà antiche costruivano sempre enormi fortezze e mura per proteggersi da altre popolazioni di maniaci che volevano invaderle e sterminarle fino all’ultima capra o pecora.
Questo genere di cose va avanti fa molto tempo, ma non ci piace parlarne. Se lo facciamo ne parliamo in termini generici: la battaglia di Gettysburg, o qualcosa del genere. Ma io sono affascinato dai dettagli della battaglia che si combatte continuamente

Quindi, entrando più nel dettaglio e nello specifico del suo lavoro, ha continuato:
L’altra cosa è che questo argomento è così sgradevole, l’orrore, che molto spesso non viene trattato, certamente non molto nella cultura popolare generale o nell’intrattenimento disneyano e basato sui valori familiare che vediamo così spesso.
E sarebbe meraviglioso se questi valori fossero i motori che muovono il mondo, ma non è così. Quindi, piuttosto che vivere in uno stato di negazione, preferisco approfondire queste cose, anche se sono sconvolgenti e difficili.
Penso che sia per questo che i giovani, che tendono a essere un po’ più esplorativi, sperimentali e ribelli, sono ancora più disposti a esporsi a questo tipo di ambientazione nell’arte rispetto alla maggior parte degli adulti, che hanno fatto molti compromessi, accettando in un certo senso la loro negazione

A proposito di horror e di grandi personalità del genere, vi lasciamo alla nostra recensione del Nosferatu di Robert Eggers e alla lettera di Lovecraft in cui il Solitario di Providence rivela l’esatta pronuncia del nome Cthulhu.
Fonte: Tod Lippy

