Breathe, recensione: un racconto post-apocalittico che non riesce a sfruttare i propri punti di forza

Breathe è un dramma fantascientifico del 2024 scritto da Doug Simon, diretto da Stefon Bristol e che può contare su un cast di buon livello per portare sullo schermo il suo racconto post-apocalittico portatore di espliciti messaggi sociali e politici.

L’opera mette in scena un mondo in cui l’aria è diventata irrespirabile, qualsiasi tipo di vegetazione è sparita dalla superficie della Terra e gli esseri umani sopravvissuti sono costretti a vivere in strutture in qualche modo capaci di fornire loro l’ossigeno necessario alla vita.

Dopo aver condiviso la nostra recensione di Tokyo Override, miniserie animata ambientata in un futuro cyberpunk in cui la raccolta dei dati ha assunto contorni preoccupanti, torniamo a occuparci di fantascienza per proporre la nostra recensione di Breathe.

Breathe
Stefon Bristol
Fantascienza
Post-apocalittico
Milla Jovovich

La trama di Breathe

La Terra è diventata inabitabile in seguito a un disastro ambientale che ha ridotto al minimo la quantità di ossigeno nell’aria: Darius vive in un bunker adibito alla sopravvivenza insieme a suo padre, alla sua compagna Maya e a loro figlia Zora.

In seguito alla morte del nonno della ragazza, Darius si allontana dalla loro nuova casa per dare al genitore una degna sepoltura e sparisce improvvisamente lasciando madre e figlia da sole nella disperata ricerca di una soluzione ai mali che stanno affliggendo il mondo.

Quando una donna e un uomo giunti da lontano chiedono aiuto alle due protagoniste per la realizzazione di un sistema di filtraggio dell’aria che permetta alla comunità da cui provengono di continuare a resistere, Zora e Maya devono decidere se fidarsi degli sconosciuti o continuare a restare nel proprio isolamento al sicuro da qualsiasi inganno.

Tess e Lucas sono però disposti a tutto pur di entrare nel bunker e ottenere la tecnologia in grado di salvare la piccola società che hanno lasciato per lanciarsi in quella disperata e pericolosa ricerca.

Breathe
Stefon Bristol
Fantascienza
Post-apocalittico
Milla Jovovich

Una realtà post-apocalittica un po’ troppo confusa

La visione di un futuro in cui un qualche tipo di calamità naturale o artificiale abbia reso il nostro pianeta invivibile è stata discussa praticamente in ogni modo dalla letteratura e dalla Settima Arte, abitando lettori e spettatori a narrazioni tanto oscure e pessimiste quanto suggestive e ricche di spunti di riflessione.

Quella del prodotto distribuito da Variance Films è una Terra spaventosa e che risuona con i timori sempre più concreti del raggiungimento di un punto di non ritorno che cambi in maniera devastante la sua fisionomia.

L’idea di chiamare in causa i rischi di uno sfruttamento sconsiderato delle risorse senza la preoccupazione di portare avanti per tempo delle soluzioni a problemi che appaiono sempre più vicini, è, in questo senso, certamente uno degli argomenti principali trattati nel film.

Purtroppo, però, il concetto presentato in Breathe, oltre a essere poco originale, appare raffazzonato e contraddittorio nel suo tentativo di apparire visivamente affascinante, mostrando un mondo caduto in disgrazia da poco ma inspiegabilmente già completamente in rovina anche per quanto riguardi strade e palazzi.

Molto più interessante l’evidente intuizione di lasciarsi ispirare dalla tragica e controversa vicenda di George Floyd per costruire un racconto che prenda spunto da battaglie sociali in una metafora ripresa anche nel finale ma poco esplorata e meno incisiva di quanto avrebbe meritato.

In generale, il lungometraggio si fonda su una scrittura che, nonostante una trama interessante, fatica a trovare e mantenere il filo con coerenza risolvendosi in una serie di incongruenze e di forzature non sempre del tutto logiche.

Breathe
Stefon Bristol
Fantascienza
Post-apocalittico
Milla Jovovich

Un cast importante intrappolato in una produzione poco curata

Dal punto di vista tecnico, Breathe gode di una buona performance da parte degli interpreti e di un ritmo che gioca con una tensione sempre alta e ben strutturata tra scene d’azione e dilemmi da risolvere che mettono in difficoltà i personaggi.

La scelta del rosso che vela le riprese esterne, che sarebbe potuta risultare una scelta stilistica azzeccata, appare piuttosto come qualcosa di dozzinale, poco ricercato e più che altro utile a nascondere i difetti degli effetti visivi meno riusciti.

Il risultato finale è quello di un B-movie che sembra non aver puntato abbastanza su quelle che sarebbero potute essere le proprie qualità e che dimostra tutti i limiti dovuti al budget e ad alcune scelte di realizzazione sbagliate.

Breathe
Stefon Bristol
Fantascienza
Post-apocalittico
Milla Jovovich

Un film che non esprime tutto il suo potenziale

Breathe rientra nella triste categoria dei vorrei ma non posso, con un’idea di base e alcune intuizioni che avrebbero meritato più attenzione nella scrittura e nell’esecuzione cinematografica e che, se sfruttate nel migliore dei modi, avrebbero potuto nascondere i limiti tecnici di cui abbiamo discusso.

La presenza di attori di livello assoluto come Milla Jovovich, Jennifer Hudson, Quvenzhané Wallis  e Sam Worthington aumenta il rimpianto per quello che, concentrandosi sui propri punti di forza, sarebbe potuto essere un prodotto di tutt’altro livello

Quella di Bristol è, in effetti, un’opera che sa tenere lo spettatore attento e interessato ma che rischia di essere dimenticata immediatamente una volta finita la visione a causa della sua mancanza di incisività.

Voto: 5.5/10

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