George R. R. Martin sul confronto con J. R. R. Tolkien e su cosa abbia amato in particolare de Il Signore degli Anelli

George R. R. Martin è uno degli scrittori fantasy più apprezzati della sua generazione e, negli ultimi anni, grazie ai diversi show televisivi tratti dai suoi romanzi, è riuscito a guadagnare sempre più fan che attendono con impazienza l’uscita della sua prossima opera.

Nell’ambito del fantasy letterario, però, tutti, anche i più grandi, devono misurarsi con l’ombra di Tolkien e con il lascito del suo universo e di tutto quello che ha dato al genere in termini di ambientazioni e tematiche.

In un paio d’occasioni, l’autore nativo di Bayonne ha risposto a domande riguardo il confronto con il sudafricano e a proposito degli aspetti che più ami degli immortali racconti del suo illustre predecessore.

Dopo aver raccontato di quella volta in cui Martin chiese a Stephen King della sua proverbiale prolificità, torniamo a occuparci del creatore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco per riportare le sue parole a proposito di Tolkien.

George R. R. Martin
Tolkien
Il Signore degli Anelli

George R. R. Martin adora un particolare aspetto de Il Signore degli Anelli

In due vecchie interviste (una con Rolling Stone e una con Grace Dent), Martin ha avuto modo di dire la propria su J. R. R. Tolkien e sugli inevitabili confronti che un narratore fantasy deve affrontare pubblicamente e, probabilmente, anche a livello intimo e personale.

In questo senso, parlando con l’opinionista britannica, lo scrittore è sembrato poco preoccupato del paragone, dimostrando di comprendere come l’importanza della produzione tolkeniana sia testimoniata dal fatto che continui a conquistare lettori a generazioni di distanza:

Non credo si tratti di sostituirlo o superarlo o qualcosa del genere. Se tra 50 anni le mie opere saranno lette come quelle di Tolkien ne sarei entusiasta

George R. R. Martin
Tolkien
Il Signore degli Anelli

In un’altra intervista (sempre di qualche anno fa), questa volta con Rolling Stone, Martin ha spiegato cosa abbia apprezzato in particolare de Il Signore degli Anelli, facendo capire come la sua percezione sia cambiata con il passare degli anni e delle riletture:

Mentre leggevo il Ritorno del Re non volevo che finisse. L’ultimo libro mi ha lasciato a bocca aperta, in particolare la devastazione della Contea. Quando ero al liceo non mi piaceva. La storia era finita e hanno distrutto l’anello, ma li non ha scritto ‘e vissero felici e contenti’.

Invece sono tornati a casa e la loro casa era completamente distrutta. I cattivi avevano bruciato parte dei boschi; una tirannia fascista aveva preso il sopravvento. Mi era sembrato deludente. Frodo non ha vissuto felice e contento, né ha sposato una bella Hobbit. Non riuscivo a capirlo.

Ora, ogni volta che rileggo Il Signore degli Anelli, cosa che faccio ogni pochi anni, apprezzo la genialità della distruzione della Contea. È questo che distingue il libro da tutti i suoi imitatori. Il mondo di Tolkien aveva un costo reale. C’è una tristezza enorme alla fine de Il Signore degli Anelli, e ha un grande potere. Penso che sia in parte per questo che la gente continua a leggere e rileggere questi libri

Un attestato di stima da parte di uno scrittore, evidentemente consapevole di cosa riesca a rendere una storia immortale, al di là dei vari intrecci e della trama principale.

A proposito di scrittori che sono riusciti a superare la propria epoca, vi lasciamo alla lettera di Lovecraft che rivela l’esatta pronuncia di Cthulhu e al racconto della misteriosa morte di Edgar Allan Poe.

Fonti: SlashFilmRolling Stone

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