Good Luck, Have Fun, Don’t Die è una commedia nera fantascientifica scritta da Matthew Robinson e diretta da Gore Verbinski che dopo l’ottima ricezione da parte della critica all’uscita nei cinema statunitensi, si prepara a sbarcare nei cinema del resto del mondo nel prosieguo del 2026.
Îl film racconta la storia di un viaggiatore del tempo tornato nel passato per reclutare degli specifici volontari che possano aiutarlo a salvare il mondo da una grave minaccia posta alla civiltà dalll’intelligenza artificiale.
In una recente intervista con ScriptMag, lo sceneggiatore, già responsabile di Love and Monsters, ha parlato di questo suo nuovo progetto, entrando nei dettagli delle tematiche presentate e del sentimento che lo abbia spinto a scrivere una storia così forte e d’impatto.
Dopo aver condiviso la curiosa vicenda del criceto sul set de L’Esercito delle 12 Scimmie, torniamo a occuparci di fantascienza per proporre le parole di Robinson a proposito di Good Luck, Have Fun, Don’t Die.

Good Luck, Have Fun, Don’t Die nasce, prima di tutto, dalla rabbia
Nel corso della lunga e interessantissima intervista con il magazine online, Matthew Robinson è stato interrogato in merito agli argomenti presentati nell’opera e riguardo il fatto che, pur essendo una commedia, Good Luck, Have Fun, Don’t Die sia un film fortemente critico nei confronti di alcuni aspetti della nostra società.
A proposito di questo, lo sceneggiatore ha spiegato come per lui, il confine tra commedia (e satira, a questo punto) ed espressione della propria rabbia sia davvero molto sottile, per quanto, a motivarlo nella scrittura del lungometraggio sia stata principalmente la seconda: “
È venuta prima la rabbia. Ma, per me, il confine tra rabbia e comicità è molto labile

Quindi, rispetto ai temi trattati ha continuato:
Per me era importante creare un collegamento tra la nostra dipendenza dalla tecnologia e la nostra insensibilità alla violenza, in particolare quella nei confronti dei bambini, che sono anche in prima linea nella dipendenza dalla tecnologia. Quindi tutti gli archi narrativi dovevano riguardare questi temi. Avevo altre idee brevi che non sono state selezionate perché non riguardavano l’intersezione tra queste due idee
In questo senso, Robinson ha tenuto a precisare come il tono della produzione sia assolutamente diretto e privo di fronzoli:
L’uomo dal futuro mi ha dato la libertà di non essere sottile. Ha solo due ore a disposizione, non c’è tempo per le sottigliezze. Inoltre è esausto. Ed è davvero infastidito da tutti. Quindi quel personaggio è diventato un po’ l’anima del film. A volte è divertente e rilassante scrivere usando colori primari e assoluti
Fonte: ScriptMag
