Speak No Evil (2024), recensione: un ottimo remake che tiene testa all’originale

Speak No Evil, lungometraggio del 2024 diretto da James Watkins, è un thriller horror remake dell’omonimo film danese distribuito soltanto due anni prima e capace di mettere a dura prova anche lo stomaco degli spettatori più avvezzi a certi tipi di narrazione.

Prodotta da Blumhouse Productions, l’opera può contare su un cast ristretto ma assolutamente all’altezza guidato da James McAvoy e su un lavoro tecnico curato nei dettagli e in grado di restituire alla perfezione le atmosfere di quella originale.

Dopo aver condiviso una nostra lista di film che hanno come fulcro il racconto di storie di straordinaria follia, andiamo dunque ad analizzare pregi e difetti della riproposizione in chiave statunitense di Speak No Evil.

Speak No Evil
Speak No Evil remake
Recensione Speak No Evil remake
James McAvoy
Thriller

La trama di Speak No Evil

Ben, Louise e Agnes da poco trasferitisi a Londra incontrano, durante una vacanza in Italia, una coppia con figlioletto che, terminato il periodo di relax, li invita a passare un weekend nella loro fattoria immersa nel verde.

Giunti sul luogo, il periodo di relax della famiglia non sembra andare come previsto: Paddy e Louise, i padroni di casa, si comportano in maniera particolare, facendo suonare più di un campanello di allarme nelle teste degli ospiti.

Il disagio continua a crescere raggiungendo vette difficili da sopportare fino a che una terribile rivelazione rende del tutto consapevoli i tre americani trapiantati della situazione da incubo in cui sono incappati.

Speak No Evil
Speak No Evil remake
Recensione Speak No Evil remake
James McAvoy
Thriller

Un remake fotogramma per fotogramma per tre quarti

Per gran parte della sua durata, Speak No Evil si rifà completamente al film di Tafdrup proponendo un remake praticamente identico nello svolgimento e nelle soluzioni narrative proposte dal filmmaker danese.

Grandissimo focus è posto sulla costruzione della tensione e sul senso di pericolo crescente percepito dai protagonisti che si ritrovano a essere isolati e sempre più alla mercé degli atteggiamenti lunatici e imprevedibili della coppia che li sta ospitando.

Le forzature a livello di trama, utili a tenere Ben e Louise in balia di quelli che si dimostreranno i loro aguzzini, riescono a essere mascherate da espedienti abbastanza credibili e ben contestualizzati nel periodo che sta vivendo la coppia, nel loro approccio alla genitorialità e nel loro tentativo di mantenere la mente aperta nei confronti del modus vivendi di Maddy e Louise.

La parte finale della produzione, al contrario di quanto visto nello sviluppo della vicenda, si distacca completamente da quella presentata nello Speak No Evil originale portando chi avesse visto e amato il primo film in territori inesplorati per quanto non del tutto originali.

Speak No Evil
Speak No Evil remake
Recensione Speak No Evil remake
James McAvoy
Thriller

Una grande realizzazione tecnica che compensa il già visto della trama

Trattandosi di un remake molto fedele, il rischio di non riuscire a coinvolgere il pubblico che solo due anni era stato deliziato dal crudo racconto dei fratelli Tafdrup non poteva essere una questione da sottovalutare per James Watkins, chiamato, in effetti, all’arduo compito di mantenere il mordente del primo film e, allo stesso tempo, di rendere il suo operato adatto al mercato e ai gusti statunitensi.

Il filmmaker britannico riesce nel suo intento grazie al già citato finale e a una realizzazione tecnica assolutamente all’altezza che si adatta al tono della narrazione e al cambiamento dell’atmosfera.

Bellissima e curata, in questo senso, la fotografia, che si fa mano a mano più cupa nei colori e alla stessa maniera molto azzeccata la scelta di utilizzare sequenze aeree molto suggestive che regalano, a un tempo, le idee contrastanti di libertà e claustrofobia.

Per quanto riguarda le interpretazioni, assolutamente rimarchevole quella di un James McAvoy assolutamente a suo agio nel ruolo dello psicopatico e valorizzato nella sua performance dall’attenzione di inquadrature attente a mettere in evidenza ogni sua piccola smorfia e da una fisicità che gli permette di incutere timore a ogni passo.

Speak No Evil
Speak No Evil remake
Recensione Speak No Evil remake
James McAvoy
Thriller

Speak No Evil sa essere cattivo come il suo predecessore

Lo Speak No Evil del 2024 riesce nel difficile compito di non far rimpiangere il thriller del 2022 grazie a una regia puntuale e alla scelta di sorprendere con un finale alternativo.

Il connubio tra fedeltà e originalità permette a tutti di gustarsi un film che tiene incollati allo schermo dall’inizio alla fine grazie a un’accuratissima gestione del ritmo.

In conclusione, il nostro consiglio è assolutamente quello di guardare Speak No Evil a prescindere dal fatto che abbiate già visto il lungometraggio danese, sicuri che questa riproposizione saprà lasciarvi con lo stesso sapore in bocca del primo.

Voto: 7.5/10

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