Il Cavaliere Oscuro, secondo capitolo della trilogia che Cristopher Nolan ha dedicato a Batman, è ancora oggi considerato come uno dei migliori cinecomic di sempre, trasportando il genere in qualcosa di più simile a un noir dai toni fortemente cupi e allontanandosi dall’idea di film supereroistico.
Uno dei punti forti dell’opera risiede certamente nella scrittura dei personaggi e della storia, molto matura per temi, assolutamente centrata rispetto all’ambito di riferimento e capace di regalare perle indimenticabili e villain di livello assoluto.
Nel corso di una vecchia intervista con Deadline, il regista londinese ha rivelato, in questo senso, di avere il rimpianto di non essere stato l’autore di una delle frasi più iconiche del film, figlia della mente del fratello Jonathan.
Dopo aver parlato del diario del Joker tenuto da Heath Ledger per dare vita all’iconico cattivo e aver approfondito la figura del Principe Pagliaccio del Crimine nel cinema, torniamo a occuparci de Il Cavaliere Oscuro per riportare la curiosità a proposito della celebre battuta.

Harvey Dent e la citazione più iconica da Il Cavaliere Oscuro
Nel corso di una chiacchierata in occasione dell’uscita di Oppenheimer, Cristopher Nolan ha ammesso di essere tormentato dal fatto di non aver scritto una delle battute più celebri del lungometraggio che, inizialmente, non aveva neanche compreso del tutto:
“O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo”
Harvey Dent
Queste le parole del filmmaker in merito:
Sono tormentato da una battuta de Il Cavaliere Oscuro, e ne sono tormentato perché non l’ho scritta io. L’ha scritta mio fratello. Mi fa impazzire perché è la battuta che colpisce di più. E all’epoca non l’avevo nemmeno capita.
Lui dice: ‘O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo’. L’ho letta nella sua bozza e ho pensato: ‘Va bene, la lascio lì, ma non so davvero cosa significhi. È davvero qualcosa di concreto? E poi, con il passare degli anni da quando quel film è uscito, sembra diventare un concetto sempre più vero

Parlando del concetto dietro la frase Jonathan Nolan ha spiegato:
Abbiamo scritto una o due versioni in cui cercavamo qualcosa che sintetizzasse la tragedia di Harvey Dent, ma che valesse anche per Batman. La ricchezza di Batman sta nel modo in cui questa figura integerrima, quasi da boy scout, sia avvolta da un aspetto macabro e dalla sua disponibilità ad abbracciare l’oscurità. Per questo mi sono ispirato alle figure tragiche dell’antichità greca.
La prima parte di quella frase è ‘O muori da eroe’, e questa parte è importante, perché non tutti vogliono essere eroi; è il compiere gesti eroici che ti porta in questa situazione, in cui ha questo esito binario. L’idea è che ci sono persone che si mettono in gioco e molto spesso quella scommessa si ritorce contro di loro.
Si riferisce anche a quel vecchio concetto del potere assoluto che corrompe in modo assoluto. Mi è sembrato particolarmente in sintonia con la tragedia di Harvey Dent e con quella di Batman. È gratificante che questa frase continui a risuonare nelle menti delle persone anche al di là del film. Ne ero orgoglioso

Harvey Dent – Due Facce è il vero Cavaliere Oscuro?
L’arco narrativo di Harvey Dent ha portato molti fan a pensare, nonostante non ci sia alcun tipo di conferma in merito, che il titolo del sequel di Batman Begins possa riferirsi proprio al procuratore distrettuale e alla sua trasformazione in Due Facce che lo fa passare da Cavaliere Bianco, puro e incorruttibile, a villain.
Da un altro punto di vista, l’evoluzione di Dent costringe Batman a farsi carico delle azioni e delle colpe del personaggio interpretato da Aaron Eckhart, divenendo a tutti gli effetti un cavaliere oscuro, l’eroe che Gotham merita ma di cui, in quel preciso momento, non ha bisogno.
Ovviamente il riferimento più chiaro è quello al soprannome che da sempre accompagna Batman e che è stato riportato in auge da Frank Miller con la sua miniserie Il Ritorno del Cavaliere Oscuro del 1986.
Fonte: Deadline – Batman on Film
