Presentata come la seconda stagione di L’Uomo delle Castagne, L’Uomo delle Castagne: Conta Fino a Due (o Nascondino, nella traduzione letterale dalla versione inglese) è una serie thriller noir prodotta e distribuita da Netflix e basata sul secondo romanzo dello scrittore e sceneggiatore danese Søren Sveistrup.
In effetti, gli otto episodi dello show poco hanno a che fare con quelli dell’acclamatissima serie del 2021 se si escludono i protagonisti, rappresentati dai detective Naia Thulin e Mark Hess, rispettivamente in forze alla polizia di Copenaghen e all’Europol.
Il finale di questa nuova avventura presenta diverse sorprese che si inseriscono in una trama abbastanza lineare e incentrata sulla ricerca di un serial killer che uccide dopo aver stalkerato le proprie vittime e che si sospetta operi da diversi anni sul suolo danese.
Dopo aver condiviso la nostra analisi dell’intreccio di L’Uomo delle Castagne e avvisando degli spoiler presenti nell’articolo, andiamo dunque a sviscerare il finale di L’Uomo delle Castagne: Conta Fino a Due per trovare una risposta a tutte le domande riguardanti l’assassino di questa nuova vicenda.

Spiegazione del finale de L’Uomo delle Castagne: Conta Fino a Due (L’Uomo delle Castagne: Nascondino
Come finisce la seconda stagione?
Il finale de L’Uomo delle Castagne: Conta Fino a Due vede Mark cercare una nuova stabilità in Danimarca nonostante la morta di Naia, con cui aveva provato a ricostruire una relazione dopo essere tornato nel paese scandinavo.
Gli ultimi momenti della stagione vedono infatti il detective chiedere a Le, figlia di Naia, di condividere con lui il suo nuovo appartamento, promettendo una nuova tranquillità alla ragazza dopo il lutto appena subito.
Marie, madre di Emma (la prima vittima della serial killer della stagione), dovrà invece affrontare il processo a seguito dell’uccisione della donna che aveva ucciso sua figlia e che, messa alle strette, ha minacciato anche la sua vita.

Chi è l’assassina e perché uccide?
Il killer di Conta Fino a Due è Signe, amica che Marie ha conosciuto agli incontri per superare il lutto dovuto alla morte della figlia Emma e che la donna frequentava a seguito dell’incidente mortale che aveva distrutto la sua famiglia.
Vittima di un passato difficile in cui aveva scoperto che suo padre fosse un pedofilo e assassino di bambini (attivo, come mostrato nel flashback del primo episodio, nel 1992) Signe era nata e cresciuta con il nome di Thea, prima di cambiare residenza e identità per sfuggire alla sua tragica storia familiare.
Ritrovata la serenità in età adulta e in un matrimonio dai contorni felici, la sua emotività riceve un nuovo scossone alla scoperta, devastante per la sua sanità mentale, che il marito Roy abbia una relazione con la babysitter Emma.
Dopo aver tormentato la ragazza, Signe la uccide riponendo il corpo della vittima in una specie di nido d’uccello, così come aveva fatto il padre decenni prima, scoprendo una nuova ossessione riferita a tutte le persone infedeli che a causa dei propri comportamenti finiscono per distruggere i legami matrimoniali.
A un paio d’anni di distanza dal primo omicidio Signe torna a uccidere ammazzando Zara e Andreas prima di mettere nel mirino Ditte e compiere il duplice assassinio di cui finisce per essere vittima anche Peter, marito violento (e colpevole dell’assalto in cui perde la vita Naia) che diventa il soggetto ideale per inscenare quello che a tutti possa sembrare un omicidio-suicidio.
Come fa Signe a venire a contatto con le sue vittime?
Dopo aver conosciuto Marie agli incontri utili per elaborare i rispettivi lutti, Signe si informa delle situazioni al centro di aiuto per le famiglie in cui è impiegata e viene in contatto con le sue successive vittime e con le famiglie coinvolte.
Sul posto di lavoro conosce Zara, Andreas e Ditte e ottiene le informazioni necessarie per poter cominciare a fare stalking e quindi per uccidere le donne e l’uomo responsabili, secondo lei, di aver frantumato le relazioni che avevano instaurato.

Come fanno gli investigatori ad arrivare alla verità?
Il padre di Naia, sapendo che la figlia sta lavorando a un caso in cui un serial killer sembra giocare a nascondino con le sue vittime, si ricorda dell’indagine del 1992 e del modus operandi del vecchio colpevole, il padre di Thea (Signe).
Investigando sulla cosa dopo la scomparsa di Naia, Mark scopre che Thøger Staal conosceva la filastrocca utilizzata dal nuovo assassino e prova ad andare a fondo della vicenda venendo a conoscenza della similitudine relativa al giaciglio a forma di nido utilizzato da tutti e due gli assassini.
Dopo aver fatto analizzare nuovamente la scena degli omicidi di Ditte e Peter, i tecnici riescono a rintracciare il DNA di Thøger, ormai però deceduto e concludono che la figlia, di cui si sono perse le tracce a causa dei cambiamenti di nome, debba essere coinvolta.
Intanto anche Marie, continuando ad analizzare gli ultimi mesi di vita della figlia, riesce a raggiungere l’abitazione di Signe senza sapere che sia la sua e si convince che quella casa debba essere un nuovo punto di partenza per le indagini sull’assassinio di Emma, portando così la serial killer a rapirla nonostante non rientrasse nel profilo delle sue precedenti cacce.
Seguendo le tracce, la polizia danese riesce a scoprire la nuova identità di Thea, mentre Mark si reca nella vecchia casa tra i boschi utilizzata da Thøger per nascondere i bambini, trovando Signe e dando vita alla lotta per la sopravvivenza che lo vedrà sopravvivere grazie al tempestivo aiuto di Marie.
