Dopo aver condiviso la spiegazione del finale di The Boroughs, miniserie che unisce l’horror alla fantascienza e distribuita da Netflix a partire da maggio 2026, torniamo a occuparci dello show prodotto dai fratelli Duffer per proporre una nostra lettura delle tematiche presentate nella storia pensata da Jeffrey Addiss e Will Matthews.
La narrazione presentata negli 8 episodi si concentra in effetti su un paio di concetti che vengono approfonditi dal punto di vista degli anziani protagonisti della vicenda e, solo successivamente, sfruttando il punto di vista della creatura soprannominata Madre.
Il primo dei due è il rapporto che la società ha con la vecchiaia e con le problematiche che porti con sé, il secondo è legato all’accettazione della morte e del lutto come situazioni che fanno necessariamente parte della vita.

Analisi dei temi presentati in The Boroughs
La senilità e la difficoltà di accettare la propria condizione
Vista l’età dei protagonisti del racconto e la scelta di ambientare la trama in una città appositamente costruita e pensata per anziani, il primo grande tema di The Boroughs è certamente da individuare in una riflessione sulla condizione di chi sta invecchiando e sulla difficoltà di comprendere del tutto il processo di maturazione in atto.
Sam, in particolare, si approccia alla nuova città, pensata in qualche modo per le esigenze di un pubblico adulto, con diffidenza, sicuro di non poter trovare niente in quella comunità in quanto certo di non poter più trovare nulla in assoluto, specie dopo la morte della moglie.
Anche se in maniera meno evidente, anche per alcuni degli altri personaggi la vita sembra quasi essersi fermata, tanto da lasciarli a rimuginare sulle passate avventure e a portarli ad abbandonare la propria essenza pur di cercare qualcosa di simile a quello che fu, naturalmente senza troppi risultati.
Nel finale della serie, qualcosa sembra finalmente essere cambiato in tal senso: Renee e Paz si preparano a una specie di viaggio di nozze, Wally piuttosto che piangersi addosso decide di partire con loro, pronto a visitare nuovi luoghi e Sam pare aver finalmente trovato una sua serenità insieme alla figlia e alla famiglia di lei.
Art e Judy, dal canto loro, sono forse gli unici che hanno continuato a mantenersi sempre davvero vivi, inseguendo le proprie passioni e buttandosi senza troppi timori in situazioni sconosciute e destabilizzanti: la sequenza finale ce li mostra riappacificati, tanto felici di essere insieme da essere riusciti a passare sopra a quanto accaduto nel loro rapporto.

La percezione dell’anziano da parte della società
Parallelamente alla narrazione di come venga vissuta la vecchiaia da parte di chi stia invecchiando, ci viene proposta, anche in questo caso spesso grazie alle parole dei personaggi principali, un’idea di quella che sia la percezione degli anziani da parte della società.
In un paio di occasioni viene in effetti ripetuto come le parole delle persone più grandi, così come quelle dei bambini, vengano prese poco in considerazione, con lo stesso concetto ribadito dal modo con cui Hank, il capo della sicurezza, riesca a evitare di dover denunciare i furti nel laboratorio di Renee con la minaccia di mandarla al Manor facendola passare per pazza e dalla facilità con cui Blaine convinca Claire della poca lucidità del padre.
Proprio come i più piccoli gli anziani vengono trattati con sufficienza, acuendo il senso di solitudine e di inadeguatezza che queste persone cominciano inevitabilmente a vivere, costrette in un sistema (quello di The Boroughs, ma per estensione anche quello delle case di riposo) che sembra pensato per loro ma che viene costruito basandosi su idee approssimative, pregiudizi e poca empatia.

Il superamento del lutto
Fondamentale nei diversi archi narrativi è anche la discussione sull’accettazione del lutto, elemento sempre più predominante mano a mano che l’età avanzi e che le persone care invecchino e si ammalino.
Sam fa tantissima fatica a metabolizzare la scomparsa improvvisa della coniuge, tutto il gruppo di amici accusa in maniera pesante la morte di Jack che destabilizza la tranquillità del quotidiano fatto di golf, tresche amorose e serate barbecue.
Il percorso è lungo e travagliato per tutti e costringe i protagonisti a guardarsi dentro e a fare i conti con ciò che è stato e con la consapevolezza già esplicitata da Tender Branson, protagonista di Survivor di Chuck Palahniuk, che qualsiasi cosa si ami, prima o poi morirà.
La morte come grande terrore
Oltre a dover far fronte ai decessi dei compagni di una vita, i personaggi di The boroughs sono chiamati ad affrontare quella che probabilmente è una delle paure più spaventose: l’idea della propria morte.
Wally, malato terminale, specifica come il vero mostro, secondo il suo punto di vista, sia proprio la morte che, da medico, ha sempre cercato di sconfiggere o quantomeno di rallentare, combattendo una battaglia impari.
Gli stessi figli di Madre sembrano quasi una rappresentazione del processo che dall’invecchiamento porta alla fine della vita, in un lento e continuo prosciugamento delle forze e delle capacità fisiche e dell’intelletto.

La morte come dignitoso completamento della vita
Dall’altra parte c’è il punto di vista mostrato da Madre, prigioniera di aguzzini che continuano a sfruttarla e di una malattia il cui decorso appare ormai irreversibile e desiderosa di porre fine alle proprie sofferenze: per lei la morte rappresenta l’unica salvezza.
Anche in questo caso la metafora è chiara: bisogna essere in grado di guardare alla morte come il completamento del processo della vita, un momento capace di porre fine alla sofferenza e necessariamente da accettare in quanto parte di un ciclo.
Per quello che riguarda Madre, la morte non rappresenta una fine assoluta, ma un cambiamento, radicale, che ha un significato spirituale e che rimanda ai concetti religiosi e al pensiero di essere un tutt’uno con l’universo.

La demenza senile come un’altra condizione del vivere il tempo e lo spazio
Molto simpatica, sebbene poco sviluppata rispetto alle potenzialità è l’idea della trasformazione della demenza senile in qualcosa di riferito a una percezione differente dell’esistenza e dei concetti di spazio e tempo.
Nella serie Madre riesce a comunicare telepaticamente con alcuni pazienti del Manor e con Sam grazie alla loro visione distorta della realtà e in particolare del tempo (nel caso di Sam questa diversa percezione nasce dalla difficoltà di andare avanti con la propria vita da vedovo).
Ancora una volta la condizione di vecchiaia sembra avvicinarsi moltissimo a quella dell’infanzia, con questi vecchietti che, tutt’altro che semplicemente pazzi o sciroccati, si ritrovano a vivere una dimensione spazio-temporale del tutto propria, slegata dalle dinamiche della linearità e fatta di un misto tra fantasia e ricordo.
