I.S.S. è un film thriller del 2023 diretto da Gabriela Cowperthwaite, scritto da Nick Shafir e ambientato sulla Stazione Spaziale Internazionale che orbita intorno alla Terra dalla fine degli anni ’90 del ventesimo secolo.
Il film basa tutta la sua narrazione su una premessa intrigante e abbastanza originale: in seguito allo scoppio di una guerra tra USA e Russia, gli astronauti di base sulla stazione e protagonisti della vicenda si ritrovano infatti a dover dubitare delle intenzioni dei colleghi con cui hanno a lungo collaborato, consapevoli dell’importanza strategica della ISS e delle ricerche che lì si stanno effettuando.
In un crescendo di tensioni e conflitti, i membri dell’equipaggio dovranno riuscire a sopravvivere ai propri compagni di viaggio riuscendo allo stesso tempo a trovare il modo di restare in orbita nonostante la mancanza di sostegno dal pianeta.
Dopo aver condiviso la nostra recensione di Ash – Cenere Mortale, torniamo dunque nello spazio per proporre la nostra opinione su una pellicola dai toni molto più realistici e concreti ma non per questo meno tesi.

La trama di I.S.S.
L’arrivo sulla Stazione Spaziale Internazionale della biologa americana Kira Foster rappresenta una piacevole novità capace di spezzare la monotonia del lavoro fatto dal team di astronauti tra i corridoi e le stanze da condividere in un clima di cooperazione.
Quando però l’equipaggio si rende conto che la Terra è teatro di un conflitto dalla portata mondiale, il clima sul satellite cambia improvvisamente e la nazionalità torna a diventare un fattore determinante per decidere di chi potersi fidare.
A esacerbare la questione, poco prima della cessazione di ogni comunicazione dalla terraferma, la squadra americana riceve l’ordine di prendere possesso della base a ogni costo e utilizzando qualsiasi tipo di mezzo.
Tra incertezze per il proprio futuro e per quello dei propri cari sul pianeta e timori di tradimenti, i claustrofobici ambienti dell’ISS costringeranno tutti a guardarsi le spalle mentre la sicurezza della missione comincerà a essere compromessa anche a livello tecnico.

Un incubo da guerra caldissima sulla Stazione Spaziale Internazionale
L’impianto narrativo di I.S.S. si basa sull’idea, già esplorata in diversi prodotti del genere, di uno o più protagonisti intrappolati in un luogo senza via di fughe con qualcuno di cui non si possano conoscere fino in fondo le intenzioni.
Questo espediente è sfruttato al massimo nel racconto degli equipaggi provenienti da stati diversi e con un passato di tensioni politiche che ha fortemente caratterizzato la seconda metà del 1900 e che gli stessi personaggi hanno potuto vivere e comprendere in prima persona.
Il sottotesto di una guerra fredda mai davvero terminata e pronta a esplodere in uno scontro armato, di stili di vita e di ideali costringe a meditare, specie in tempi come quelli che stiamo vivendo, sul precario equilibrio della politica internazionale e che finisce per riflettersi, in maniera perversa, anche nei comportamenti relativi alle relazioni interpersonali.
Il risultato è un viaggio fatto di paranoie e ansie che funziona solo a metà e che avrebbe meritato di essere più incisivo e curato dal punto di vista della psicologia dei personaggi, a volte solo accennata o data per scontata dallo script che preferisce piuttosto concentrarsi su una risoluzione semplicistica, banale e poco ricercata.
La storia, abbastanza lineare, si risolve fondamentalmente in questa difficoltà del potersi fidare della presenza di un vicino (un coinquilino addirittura) le cui intenzioni potrebbero essere tutt’altro che limpide e trasparenti e nel tentativo (riuscito) di esporre le difficoltà di adattamento all’ambiente spaziale che diventano una metafora della scomodità di non avere certezze a cui appigliarsi.
Purtroppo, il finale, un po’ scontato e poco soddisfacente, penalizza una narrazione che, dopo aver costruito degli ottimi presupposti, appare pigra e ansiosa di concedere spazio alla componente action (non sempre all’altezza) del thriller.

Ambienti chiusi e interpretazioni credibili
L’aspetto visivo e della messa in scena di I.S.S. è sostanzialmente adeguato e consono a portare sullo schermo un racconto che deve fare della claustrofobia e dell’alienazione i due punti fondanti e imprescindibili.
Le scenografie, realizzate per essere del tutto simili ai veri locali della ISS, riescono a ricreare il senso di chiuso e di convivenza forzata e portata all’estremo a cui gli astronauti sono costretti nel corso del proprio soggiorno sulla stazione e aiutano a rendere palpabile la tensione tra i vari personaggi.
Molto ben realizzati gli effetti visivi e pratici che permettono al film di simulare ambienti a gravità zero e che risultano centrali per far immergere lo spettatore in un ambiente in cui sia difficile sentirsi a proprio agio.
Buone anche le prove degli attori e in particolare di Ariana Debose e di Pilo Asbæk, bravissimi nel dare l’impressione di sentirsi persi e di essere incapaci di prendere decisioni risolute in una condizione di assoluta incertezza e panico.

Un thriller dal ritmo basso e che scorre via in modo godibile
Al netto di alcuni difetti che hanno minato le potenzialità dell’opera della Cowperthwaite e di una sceneggiatura entrata a far parte, nel 2020, dell’annuale lista dei migliori script non ancora prodotti, I.S.S. funziona offrendo al pubblico un’identità visiva e di narrazione che vanno coerentemente di pari passo.
Anche il ritmo, certamente basso, è azzeccato per l’atmosfera e per il genere e non pregiudica in alcun modo la fruizione del prodotto dello studio Liddell Entertainment, che si lascia guardare senza mai annoiare per tutti i 96 minuti di girato.
Un film che merita di essere visto e che diviene ancora più importante considerando lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina (e le implicazioni per la politica internazionale) cominciata, paradossalmente, proprio mentre I.S.S. era in fase di post-produzione.
Voto: 6.5/10
