Quando un maestro dell’horror come Sam Raimi torna al suo genere preferito dopo anni di assenza c’è sempre, da parte dei fan, tanta attesa e un po’ di preoccupazione relativa al poter rimanere delusi.
Dopo Drag Me to Hell del 2009, il regista del Michigan divenuto celebre grazie alla sua trilogia de La Casa ha portato sullo schermo un’opera che differisce per ambientazioni e situazioni da quella che ha sempre rappresentato la sua zona di comfort fatta di orrori sovrannaturali.
Send Help è in effetti un prodotto atipico per stile e per trama e che sa cambiare nel corso della narrazione trovando il modo di stupire lo spettatore e di lasciarlo a chiedersi quale possa essere la mossa successiva.
Dopo aver condiviso i consigli di Sam Raimi indirizzati agli aspiranti filmmaker, andiamo dunque ad analizzare questo suo ultimo lavoro che vede protagonisti assoluti Rachel McAdams e Dylan O’Brien.

La trama di Send Help
Linda, impiegata in un’azienda hi-tech, deve fare i conti con il nepotismo e la scarsa considerazione nei suoi confronti con cui Bradley, il suo nuovo capo, si appresta a dirigere un ambiente di lavoro in cui non è valorizzata.
Per questioni d’opportunità, il boss decide di portarla con il suo team di lavoro in una trasferta in Asia, lasciano credere alla donna di avere una nuova possibilità per fare colpo e dimostrare il proprio valore.
Quando l’aereo su cui il gruppo sta volando precipita in mare, gli unici a salvarsi dall’incidente sono proprio Linda e Bradley, vivi ma naufraghi su un’isola deserta in attesa dell’arrivo dei soccorsi.
Le abilità di sopravvivenza della protagonista permetteranno alla strana coppia di sopravvivere e di portare a un cambiamento radicale delle dinamiche di potere sullo spicchio di terraferma a metà tra paradiso e inferno.

Quando Sam Raimi si diverte noi ci divertiamo
Send Help parte da una premessa già esplorata in diverse salse per costruire una narrazione capace di spiazzare a più riprese e di mantenere un’imprevedibilità che tiene lo spettatore incollato allo schermo e sempre col sorriso.
Perché una delle grandissime qualità di Sam Raimi è quella di divertirsi un mondo nel mettere in scena le sue sequenze che alternano tensione e momenti grotteschi e a cui si aggiungono, in questo caso, delle pause dal sapore inedito e dal piglio più pacato.
Il regista dei primi tre Spiderman gioca con la sua visione di cinema, con il suo cast e con i suoi spettatori offrendo uno spettacolo di sangue, fluidi corporei vari ed esagerazioni che fanno tornare i fan ai grandi fasti di Evil Dead declinati in un contesto, in un’epoca e in una realizzazione tecnica completamente differente.
Il racconto dei due personaggi al centro della storia, e in particolare di Linda, è il punto centrale di un film in cui ogni nuova rivelazione appare ovvia a posteriori ma mai scontata o banale nonostante gli indizi al sapore di red flag.
Ottima, in questo senso, la gestione del ritmo di una vicenda fondata soltanto sulla necessità di sopravvivere dei due protagonisti e sul loro rapporto altalenante che continua ad esacerbarsi a ogni minuto di pellicola e a ogni giorno di permanenza sull’isola.

Un’ambientazione da sogno, i marchi di fabbrica dell’incubo
Per quanto concerne la realizzazione tecnica di Send Help, le atmosfere cupe a cui Raimi ci ha abituato lasciano il posto ai colori vividi della rigogliosa spiaggia che fa da scenario alla storia e a inquadrature ampie che permettono di godere dell’eterea e selvaggia bellezza di quei luoghi.
A contrastare l’idillio, l’attitudine dell’autore nel trasformare ogni momento nella cornice perfetta per i propri deliri di schizzi e vomito e la sua capacità di passare da un’atmosfera all’altra in un istante e senza la minima incertezza.
Non mancano le classiche sequenze di shaky cam e le esasperazioni pulp e disgustose del nostro, sempre audace nell’esprimersi al di là del budget e del tentativo di rivolgersi a un pubblico più ampio e magari meno avvezzo al suo stile.
Bellissima la colonna sonora curata da Danny Elfman e chiamata a pareggiare l’altalenanza di mood che contraddistingue la produzione.
Ottimo, infine, il lavoro della McAdams e di O’Brien nel portare in scena due personaggi che continuano a svilupparsi mano a mano che la trama si dipana (in particolare quello dell’attrice canadese), che riservano sorprese dall’inizio alla fine e che finiscono, come dichiarato dallo stesso Raimi, per assomigliarsi più di quanto non ci si potesse attendere all’inizio.

Un survival in salsa Raimi
In conclusione, Send Help non delude in alcun modo le aspettative proponendo quello che non è semplicemente un thriller survival con elementi horror e splatter, dalla firma riconoscibilissima e godibile dall’inizio alla fine come ogni film di Raimi.
Perché il regista di Pronti a Morire riesce a oltrepassare qualsiasi tipo d’inquadramento saltando da un genere all’altro, con la maestria che lo contraddistingue da decenni, senza perdere la verve delle origini e regalando un paio di momenti fuori contesto che strizzano l’occhio ai fan storici.
Il film distribuito da 20th Century Studios intrattiene e funziona sotto tutti i punti di vista, segnando il ritorno di un mostro sacro e mettendo ancora una volta in risalto la stagione d’oro che sta vivendo l’horror cinematografico.
Voto: 7.5/10
